Il congresso dell’AfD a Erfurt, diciassettesimo appuntamento federale del partito, si è chiuso con una riconferma solo in apparenza scontata. Alice Weidel e Tino Chrupalla restano alla guida, ma con due esiti opposti: lei consolidata all’81,31 per cento, lui sceso al 70,05, tredici punti in meno rispetto a due anni prima. Dietro l’immagine di unità esibita sul palco, le schede dei circa seicento delegati hanno certificato una gerarchia nuova. Per capire cosa è accaduto davvero nella capitale della Turingia occorre guardare oltre i due nomi in cima, dove la stampa generalista si è fermata, ed entrare nelle dinamiche interne di un partito che in Italia si conosce ancora poco.
I numeri di Erfurt: Weidel sale, Chrupalla arretra
Nessuno dei due copresidenti aveva sfidanti: si sono proposti a vicenda, come vuole la prassi. Proprio per questo il dato pesa. In un voto senza contendenti, l’unico messaggio che i delegati possono mandare è la scheda contraria, e a Chrupalla ne è arrivata una valanga. Weidel migliora il proprio risultato di Essen 2024, passando dal 79,8 all’81,31 per cento. Chrupalla, che due anni fa aveva sfiorato l’83 e precedeva la collega, precipita al 70,05. È il divario, più dei valori assoluti, a raccontare la storia: per la prima volta la coppia si presenta all’opinione pubblica in modo squilibrato.
Che cos’è la doppia guida e perché conta
I delegati avrebbero potuto passare a una guida unica, prevista dallo statuto, e hanno invece confermato la Doppelspitze, la doppia presidenza di pari rango che accompagna l’AfD da anni. Non è un tecnicismo: la formula riflette la natura bicefala del partito. Da un lato un’anima occidentale, più borghese ed economico-liberale, forte nei Länder dell’antica Germania federale; dall’altro un’anima orientale, radicata nei territori dell’ex DDR, più identitaria e movimentista. Weidel viene dall’Ovest, dal Baden-Württemberg, ma governa il partito grazie a un patto con l’Est. Ecco perché la sua forza personale non va confusa con una linea moderata: la sua solidità nasce proprio dall’intesa con l’ala più radicale.
La linea turingia entra nel direttivo
La partita vera, a Erfurt, non erano i due vertici ma la composizione del Bundesvorstand, l’organo esecutivo federale che guida il partito tra un congresso e l’altro. E qui il segnale è inequivocabile. Stefan Möller, deputato turingio e amico personale di Höcke, è stato eletto vicepresidente con il 76,54 per cento, subentrando a Stephan Brandner; ha rivendicato apertamente quel legame, definendo Höcke suo compagno di strada. Un secondo vicepresidente, Sven Tritschler — renano-vestfalico, già guida dei giovani della Junge Alternative e uomo indicato da Weidel — è passato di strettissima misura, 50,7 per cento, contro l’uscente Kay Gottschalk. Terza vicepresidente la bavarese Katrin Ebner-Steiner. La somma di queste nomine dice una cosa sola: l’asse tra Weidel e la corrente turingia ha piazzato i propri fedelissimi nei posti che contano.
Chi è Höcke e cos’è la “linea turingia”
Per il lettore italiano vale la pena fermarsi sul nome. Björn Höcke guida la federazione della Turingia ed è la figura più discussa e più radicale dell’AfD. La sua rete interna, l’ex Flügel — “l’Ala” —, era una corrente organizzata sciolta formalmente nel 2020 sotto la pressione dei servizi interni, ma sopravvissuta come struttura informale di potere. Per anni si è raccontato il suo declino; Erfurt certifica invece il contrario, cioè il ritorno di quella rete al centro del partito. La stessa scelta della città, roccaforte di Höcke, è stata il messaggio politico più chiaro del fine settimana.
Perché Chrupalla è stato ridimensionato
Il crollo del copresidente non ha una sola causa, ma tre che si sommano. La prima è la frattura sulla politica estera: Chrupalla incarna l’anima orientale e filo-russa del partito, mentre Weidel guarda a una linea più vicina alla destra americana. Ogni crisi internazionale riapre questa faglia, e il copresidente ne paga il conto interno. La seconda è la ritorsione: nel campo di Weidel circola da tempo il sospetto che Chrupalla, al congresso di Essen del 2024, avesse alimentato una campagna di schede contrarie contro di lei, e il voto di Erfurt somiglia molto a una rivincita. La terza riguarda il nepotismo: nell’inverno scorso è emerso che diversi eletti dell’AfD avevano messo a libro paga parenti e coniugi di altri dirigenti; Chrupalla aveva criticato la pratica, e una parte dell’apparato non ha gradito la nota di biasimo.
Höcke, il vincitore che non si è candidato
Il paradosso di Erfurt è tutto qui: la vincitrice formale è Weidel, ma il beneficiario reale è un uomo che a nessuna carica federale si è presentato. Da padrone di casa, Höcke ha aperto i lavori con toni trionfali, adottando la formula di marca americana sul rendere di nuovo grande la Germania. Ha presentato — salvo poi ritirarla — una proposta per riscrivere la Unvereinbarkeitsliste, l’elenco delle organizzazioni incompatibili con l’iscrizione al partito; Weidel ha promesso una revisione entro un anno. Sullo sfondo, l’ipotesi che lo stesso Höcke lasci la presidenza della Turingia per concentrarsi sul gruppo regionale e ridisegnare il proprio ruolo. Comunque vada, il baricentro interno si è spostato nella sua direzione, non si è neutralizzato.
La cornice: proteste e polemiche sulla data
Fuori dal quartiere fieristico, tra le trenta e le cinquantamila persone — a seconda delle stime — hanno bloccato gli accessi, compresa l’autostrada A71. Il congresso è partito comunque in orario, perché oltre cinquecento delegati erano arrivati prima dell’alba; alcuni cronisti sono rimasti feriti negli scontri. Gli organizzatori delle manifestazioni hanno insistito sul valore simbolico della data, a cento anni da un raduno nazionalsocialista nella vicina Weimar; il partito ha replicato parlando di semplice coincidenza di calendario. Il dato politico, al netto della polemica, resta la distanza tra la mobilitazione di piazza e un consenso che nei sondaggi continua a crescere.
Verso il voto di settembre
Il congresso dell’AfD a Erfurt va letto in funzione dell’autunno. Il 6 settembre si vota in Sassonia-Anhalt, dove il partito è dato intorno al 41 per cento e punta a guidare per la prima volta il governo di un Land; il 20 seguono Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino. Sul piano federale l’AfD viaggia attorno al 28 per cento, davanti alla CDU di Friedrich Merz, ormai superata nelle rilevazioni nazionali. Un direttivo compatto e schierato attorno all’asse Weidel-Höcke è la condizione con cui il partito affronta questa tornata e, dietro di essa, l’orizzonte delle elezioni federali del 2029. Erfurt, insomma, non è stata la fotografia statica di una riconferma: è il primo tempo di una ricomposizione degli equilibri interni destinata a pesare ben oltre la Turingia.
Fonti
ZDF — AfD-Parteitag: Chrupalla und Weidel wiedergewählt
Der Tagesspiegel — Chrupalla mit 70 Prozent: die Analyse
AfD — Bundesparteitag wählt neuen Bundesvorstand
Wikipedia — Bundesparteitag der AfD 2026
Il Politico Web — Congresso AfD a Erfurt: chi è Höcke e la linea turingia
Il Politico Web — AfD oltre Weidel: programma, classe dirigente e la frattura che impedisce il governo

