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Europa

Chi vota AfD a Berlino: non i “tedeschi contro gli immigrati”, ma la città che nessuno ascolta

Hans Keller

Un video virale racconta una capitale divisa tra quartieri "tedeschi" che votano AfD e quartieri "immigrati" che votano Linke. Incrociando i risultati di 2.517 seggi con i dati sull'origine degli elettori emerge un'altra Berlino: l'AfD è forte dove la città è povera e periferica, la Linke dove è ricca e gentrificata.

Riassunto dell'articolo

Un video virale sostiene che a Berlino i quartieri "tedeschi" votino AfD e quelli "immigrati" votino Linke. L'analisi dei dati ufficiali di 2.517 seggi mostra che la divisione è sociale, non etnica: le roccaforti dell'AfD sono i quartieri poveri della periferia Est, con una quota di residenti a sussidio doppia rispetto al resto della città; quelle della Linke sono i quartieri gentrificati del centro. A Berlino Ovest il voto AfD non cambia con la quota di elettori di origine straniera. La frattura passa tra centro e periferia, tra chi può pagare gli affitti e chi no.

Dopo il voto del 20 settembre a Berlino, che ha portato la Linke al 25,7% e l’AfD al 16,3%, circola un video con una tesi semplice: nei quartieri dove vivono più tedeschi senza origini straniere vince l’AfD, in quelli dove vivono più cittadini tedeschi di origine immigrata vince la sinistra radicale. Una lettura etnica del voto, comoda per tutti. Ma chi vota AfD a Berlino, davvero? Abbiamo preso i dati ufficiali di 2.517 seggi e la risposta è un’altra: la capitale non è divisa per sangue, è divisa per reddito.

CREAZIONE SITI WEB
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La tesi del video e da dove nasce

Il video riprende, semplificandola, un’analisi del Tagesspiegel sui 1.572 collegi di voto postale. Il quotidiano berlinese mostra che la Linke è cresciuta di più nei quartieri con una quota alta di cittadini tedeschi con retroterra migratorio. È un dato vero.

Ma l’analisi originale non mette mai l’AfD in relazione con l’origine degli elettori. Quella metà della tesi è un’aggiunta di chi ha fatto il video. E soprattutto il Tagesspiegel misura una crescita, non un livello: dice dove il voto si è spostato, non chi lo ha spostato.

Per rispondere alla domanda serve un passaggio in più. L’Ufficio di statistica Berlino-Brandeburgo pubblica, per ogni seggio, la quota di tedeschi maggiorenni con retroterra migratorio, la quota di stranieri, l’età, la collocazione a Est o a Ovest e la quota di residenti che vivono di sussidio (il Bürgergeld, l’ex Hartz IV). Abbiamo incrociato questi dati con i risultati elettorali per seggio, ricalcolati dallo stesso Ufficio sui confini del 2026.

Chi vota e chi non vota: la premessa che il video ignora

A Berlino vivono quasi un milione di stranieri senza cittadinanza. Nessuno di loro vota per il Parlamento regionale. Nei quartieri a fortissima presenza straniera, come Neukölln nord o Wedding, l’elettorato è quindi una minoranza dei residenti, e spesso è proprio la parte tedesca “autoctona” arrivata con la gentrificazione.

La variabile corretta non è quanti immigrati vivono in un quartiere, ma quanti elettori hanno origini straniere. Sono due cose diverse. Ed è su questa seconda misura che abbiamo lavorato.

Il gradiente c’è, ma nasconde un’altra cosa

Dividiamo i seggi in cinque fasce, dalla più “tedesca” alla più “migrante”. A prima vista il video sembra avere ragione: nella fascia con meno elettori di origine straniera l’AfD prende il 15,8%, in quella con più elettori di origine straniera il 9,3%.

Poi si guarda una colonna in più. La fascia “più tedesca” è composta per l’83% da seggi di Berlino Est. La fascia “più migrante” per il 7%. Le due variabili sono quasi la stessa cosa: Berlino Est ha pochi cittadini di origine straniera per una ragione storica, la DDR non ha mai avuto immigrazione di massa. Confrontare i quartieri “tedeschi” con quelli “migranti” significa confrontare l’Est con l’Ovest.grafico1 quintili

Est e Ovest separati: il legame etnico scompare

Il test decisivo è semplice: si ripete lo stesso confronto tenendo separate le due metà della città.

A Berlino Ovest l’AfD è piatta. Nei seggi con meno elettori di origine straniera prende l’8,2%. In quelli con più elettori di origine straniera, dove più di un elettore su tre ha radici fuori dalla Germania, prende il 9,4%. Non scende: sale.

grafico2 est ovestA Ovest il voto AfD non cambia con la quota di elettori di origine straniera. Elaborazione Il Politico Web su dati Amt für Statistik Berlin-Brandenburg.

A Est un gradiente resta, ma è lo stesso che separa Marzahn da Prenzlauer Berg: periferia contro centro, reddito basso contro reddito alto. Non è una linea etnica.

Lo conferma il calcolo statistico. Presa da sola, la quota di elettori di origine straniera spiega il 9% della variabilità del voto AfD. Basta aggiungere la collocazione Est/Ovest e il suo peso crolla quasi a zero. Aggiungendo reddito ed età, il modello spiega il 63% del voto AfD, e le tre variabili che contano sono l’Est, la quota di residenti a sussidio e la struttura sociale del quartiere. L’origine degli elettori resta marginale.

Le roccaforti dell’AfD: la Berlino che vive di sussidio

Chi sono, allora, i 250 seggi dove l’AfD è più forte, con una media del 27,4%? Sono per il 91% a Est. Centoventiquattro stanno a Marzahn-Hellersdorf, gli altri a Lichtenberg, Treptow-Köpenick, Pankow esterno. Sono i quartieri dei Plattenbau, i casermoni prefabbricati della DDR.

Il dato che pesa è un altro: in questi seggi un residente sotto i 65 anni su cinque vive di Bürgergeld. Nei 250 seggi dove l’AfD è più debole, la quota è la metà. E la presenza straniera è nella media cittadina: le roccaforti AfD non sono enclave “bianche”, sono quartieri poveri.

Il profilo sociale coincide con quello dell’elettorato nazionale del partito. L’exit poll della ZDF sul voto berlinese mostra l’AfD forte tra chi ha la licenza media o la qualifica professionale, debole tra i laureati. Il Tagesspiegel aggiunge che le roccaforti AfD hanno una quota di sussidio ben sopra la mediana cittadina, mentre quelle della Linke sono appena sopra.

Le roccaforti della Linke: la Berlino della gentrificazione

I 250 seggi migliori della Linke raccontano la città opposta. Friedrichshain-Kreuzberg e Neukölln nord, dentro l’anello della S-Bahn, dove gli affitti sono i più alti della capitale e dove nel 2021 vinse il referendum sull’esproprio dei grandi proprietari immobiliari.

Qui la quota di elettori di origine straniera è sopra la media, è vero. Ma è sopra la media anche la quota di stranieri che non votano, ed è bassissima quella degli anziani. Il Tagesspiegel lo dice in modo esplicito: le roccaforti della Linke sono quartieri di inquilini in zone care, con pochi proprietari e poche automobili. È il ritratto del centro che si è arricchito, non della classe operaia immigrata.

E la correlazione tra voto Linke e origine degli elettori, sul dato 2023, è pari a zero. Nessun legame. La Linke del 2026 è cresciuta nei quartieri migranti perché è cresciuta nel centro, e il centro di Berlino è dove vivono i cittadini di origine straniera che hanno la cittadinanza. Non è la stessa cosa che dire “gli immigrati votano Linke”.

Il 2026 letto bene: due città, una sola frattura

Il quadro del 20 settembre conferma la divisione, ma la colloca dove va collocata. Dentro l’anello della S-Bahn la Linke ha preso il 35% e l’AfD il 7%. Fuori dall’anello, dove vive la maggioranza degli aventi diritto, la Linke si ferma al 22%, la CDU crolla dal 32 al 20% e l’AfD quasi raddoppia, dall’11,5 al 20,4%, agganciando i cristiano-democratici.

La frattura non passa tra tedeschi e immigrati. Passa tra il centro, dove si concentrano redditi alti, laureati e inquilini che possono permettersi affitti da mille e quattrocento euro, e la periferia, dove vive chi la gentrificazione l’ha subita o non l’ha mai vista. Come già scritto nella nostra analisi del voto in Meclemburgo e a Berlino, il centro moderato si sta svuotando: CDU e SPD insieme non valgono un terzo. Ma il modo in cui si svuota è la notizia vera.

Perché la lettura etnica conviene a tutti

La mappa “tedeschi contro immigrati” è comoda per la sinistra, che può raccontare l’AfD come un riflesso identitario e se stessa come il partito dei nuovi cittadini. Ed è comoda per una certa destra, che ci legge la conferma di una guerra demografica.

Entrambe le letture cancellano lo stesso soggetto: l’elettore dei casermoni di Marzahn, che non ha problemi con il vicino di origine turca ma ne ha con un affitto che raddoppia, con un lavoro che non c’è, con una capitale che investe nel centro e lo lascia ai margini. Quell’elettore, in Germania come altrove in Europa, ha smesso di votare i partiti che dovrebbero rappresentarlo e ha scelto l’unico che parla ancora di lui.

I numeri di Berlino dicono questo: l’AfD non è il partito dei tedeschi contro gli immigrati. È il partito della città che nessuno ascolta. E finché la si racconta con la mappa etnica, nessuno la ascolterà.

Nota metodologica. Elaborazione su 2.517 seggi urna ai confini 2026 con almeno 50 voti validi. Risultati: voto di lista 2023 ricalcolato dall’Amt für Statistik sui confini 2026. Variabili: quota di tedeschi maggiorenni con retroterra migratorio, quota di stranieri, Est/Ovest, classi d’età, quota di residenti sotto i 65 anni in SGB II (2024). Medie pesate per voti validi, regressione lineare pesata. I risultati 2026 per seggio non sono ancora scaricabili: l’analisi sarà aggiornata alla pubblicazione.

Fonti

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