Il voto sulle chat di Delmastro alla Camera si è chiuso come previsto, ma con una coreografia che merita di essere raccontata. Il 5 agosto l’Aula di Montecitorio ha approvato a scrutinio segreto, con 206 voti favorevoli e 133 contrari, la relazione della Giunta per le autorizzazioni che nega alla Procura di Roma l’acquisizione delle conversazioni tra il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro Delle Vedove e il ristoratore Mauro Caroccia.
Mentre la maggioranza applicava un articolo della Costituzione, le opposizioni trasformavano l’emiciclo in un palcoscenico. I deputati del Movimento 5 Stelle hanno sollevato i cellulari al termine dell’intervento di Giuseppe Conte, richiamando la campagna “fuori le chat”. Quelli di Alleanza Verdi e Sinistra si sono presentati bendati, a simboleggiare una giustizia accecata. La presidente di turno Anna Ascani è dovuta intervenire più volte per riportare l’ordine durante l’intervento di Galeazzo Bignami.
Perché la Camera ha negato le chat di Delmastro
La sostanza giuridica del voto è quella che avevamo già ricostruito quando la Giunta si era espressa a luglio: l’articolo 68 della Costituzione protegge la corrispondenza dei parlamentari da acquisizioni non autorizzate, e la sentenza 170/2023 della Corte costituzionale ha esteso esplicitamente quella tutela alla messaggistica. Chi volesse approfondire il quadro costituzionale, i precedenti e la posizione della Consulta può leggere la nostra analisi sull’articolo 68 e il caso Delmastro.
Qui basta ribadire il punto che l’opposizione si ostina a nascondere sotto le bende: Delmastro non è indagato. Lo ha messo nero su bianco la stessa Procura di Roma, in una nota trasmessa a Montecitorio. L’indagine riguarda i Caroccia, la “Bisteccheria d’Italia” e le ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. I magistrati chiedevano di frugare nella corrispondenza di un parlamentare terzo rispetto al procedimento. La Camera ha risposto che la Costituzione non lo consente senza autorizzazione. Tutto qui.
Lo scrutinio segreto e i numeri del voto
Un dettaglio che i professionisti dell’indignazione preferiscono non commentare: lo scrutinio segreto lo hanno chiesto loro, Pd, Avs e Movimento 5 Stelle. E il risultato li ha smentiti. I 206 sì superano il perimetro numerico della maggioranza di centrodestra: nel segreto dell’urna, anche deputati esterni alla coalizione hanno ritenuto che la garanzia dell’articolo 68 valesse più della convenienza di partito. Non uno scudo di fazione, dunque, ma una tutela dell’istituzione parlamentare che una parte trasversale dell’Aula ha riconosciuto come tale.
Conte ha parlato di “scudo agli amichetti di partito” e ha evocato Paolo Borsellino. Retorica pesante, costruita per i social. Ma è esattamente su questo terreno che il Movimento e i suoi alleati scivolano nel ridicolo, perché la memoria in politica è una condanna.
Il precedente Salis: quando l’immunità andava benissimo
Ottobre 2025, Parlamento europeo. In discussione c’è la revoca dell’immunità di Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, imputata in Ungheria per le aggressioni ai partecipanti al raduno del “Giorno d’Onore” a Budapest: lesioni aggravate, contestate in concorso, nell’ambito di quella che l’accusa descrive come un’organizzazione dedita alla violenza politica. Avs l’aveva candidata proprio mentre era detenuta, con l’obiettivo dichiarato di sottrarla al processo attraverso l’elezione.
Come finì? L’immunità fu confermata per un solo voto: 306 a 305, a scrutinio segreto. E la sinistra italiana esultò. Salis parlò di “vittoria per la democrazia e lo Stato di diritto”. Pd e Avs difesero compatti il principio per cui un parlamentare non può essere consegnato alla magistratura che lo reclama.
Riassumiamo, perché il quadro è di una chiarezza imbarazzante. Un’imputata per violenza politica, candidata apposta per garantirle l’immunità: per la sinistra, democrazia. Un deputato non indagato, di cui i pm vorrebbero leggere i messaggi privati: per la stessa sinistra, mafia di Stato, bende sugli occhi, cellulari al cielo. Le garanzie costituzionali, evidentemente, hanno un colore politico: valgono quando proteggono i propri, diventano privilegio quando proteggono gli avversari.
Un’opposizione che recita, non un’opposizione che si oppone
Il problema politico di questa giornata non riguarda la maggioranza, che ha fatto ciò che l’articolo 68 le chiedeva di fare. Riguarda un’opposizione che ha rinunciato al merito per lo spettacolo. Le bende, i cellulari, le sospensioni d’Aula al Senato: tutto materiale per i propri canali social, nulla che scalfisca la questione di fondo. Se Pd, Avs e Movimento 5 Stelle ritengono che l’articolo 68 sia una norma sbagliata, presentino una riforma costituzionale per abolirlo. Finché non lo fanno, la loro indignazione a giorni alterni resta quello che è: una recita, con un copione che cambia a seconda dell’imputato.
La Nazione avrebbe bisogno di un’opposizione seria, capace di incalzare il governo su economia, salari, produzione industriale. Ha invece un’opposizione che si benda in Aula per un deputato non indagato, dopo aver eletto un’imputata per sottrarla ai giudici. Lo scarto tra le due immagini dice tutto quello che c’è da sapere.
Fonti
- ANSA – L’Aula della Camera nega alla Procura l’acquisizione delle chat su Delmastro
- ANSA – Si vota sulle chat di Delmastro, proteste in Aula di Avs e M5s
- LaPresse – Delmastro e le chat con Caroccia: la Camera nega l’autorizzazione
- Il Post – La Camera ha negato l’accesso alle chat di Delmastro
- Pagella Politica – Il Parlamento europeo ha confermato per un voto l’immunità a Ilaria Salis
- Eunews – Ilaria Salis salva per un voto

