Il Canada come primo membro associato dell’UE. La formula è di Ursula von der Leyen, pronunciata il 16 settembre nel discorso sullo Stato dell’Unione e accolta il giorno dopo da Mark Carney a Strasburgo. Suona come una svolta storica. Prima di applaudire vale la pena porsi una domanda semplice: a cosa ci serve, e quando.
La domanda non è retorica. Perché nello stesso semestre in cui Bruxelles offre a Ottawa un posto al tavolo del mercato unico, la stessa Commissione ha vietato per regolamento il gas russo, l’unico che arrivava in Europa via tubo, a costo competitivo, da un fornitore contiguo. Si cerca a seimila chilometri ciò che si è chiuso a mille.
Cosa ha proposto von der Leyen e cosa ha risposto Carney
Nel discorso di Strasburgo la presidente della Commissione ha annunciato il passaggio dal CETA a una “Alleanza per il futuro”: uno spazio comune di prosperità e sicurezza economica, con integrazione delle basi industriali della difesa, un’alleanza tecnologica, l’Artico come progetto di punta, energia, minerali critici, batterie, intelligenza artificiale e quantistica. Tutto, insomma.
Carney ha accettato l’invito con una precisazione netta: nessuna adesione piena, nessuna cessione di sovranità. Ottawa cerca “partenariati complementari che rafforzino la nostra sovranità”. Il vertice UE-Canada di fine ottobre dovrà sancire il percorso, che si chiuderà solo dopo la ratifica di tutti gli Stati membri.
C’è un dettaglio che i comunicati non enfatizzano. Lo status di membro associato non esiste nei Trattati. A Bruxelles, per ammissione dei funzionari, non è ancora chiaro cosa significhi in concreto: la Commissione dovrà presentare una proposta nei prossimi mesi. Si annuncia il titolo e si scriverà il testo dopo. Abbiamo già raccontato come quel discorso abbia usato le proposte nuove per coprire i numeri vecchi. Il Canada è una di quelle proposte.
Cosa promette il Canada: minerali, gas, difesa
Sulla carta l’offerta canadese è seria. Il Canada dispone di giacimenti di oltre trenta minerali critici ed è tra i primi produttori mondiali di dieci di quelli essenziali per batterie e semiconduttori. Ha gas e petrolio in quantità. È una democrazia stabile, membro della NATO e del G7.
Sulla difesa qualcosa esiste già. Nel giugno 2025 UE e Canada hanno firmato un partenariato per la sicurezza e la difesa. Nel 2026 il Canada è diventato la prima Nazione non europea ammessa a SAFE, il programma da 150 miliardi per gli acquisti comuni di armamenti. Le aziende canadesi entrano nelle commesse che fino a ieri erano riservate all’industria continentale.
Questo è l’arrosto. È giusto riconoscerlo. Ma va pesato con la domanda che conta per chi paga la bolletta: quando arriva?
Quando arriva: i tempi che nessuno dice
I minerali critici del Canada sono in gran parte nel sottosuolo, non nei magazzini. Aprire una miniera richiede in media dieci-quindici anni tra permessi, consultazioni con le comunità indigene, finanziamenti e infrastrutture. Poi il minerale va raffinato, e la raffinazione oggi è in Cina. Nessun accordo firmato a Bruxelles accorcia questi tempi.
Il gas è ancora più lontano. Il Canada esporta GNL dal Pacifico, verso l’Asia. Sull’Atlantico non esiste un terminale di esportazione in funzione verso l’Europa. Servono impianti, gasdotti interni, capitali privati e un decennio di cantieri. Chi promette gas canadese per l’inverno 2027 promette una cosa che non esiste.
E c’è il precedente del CETA. L’accordo commerciale è applicato “in via provvisoria” dal 21 settembre 2017: nove anni. L’Italia non l’ha mai ratificato. Se nove anni non sono bastati per un trattato commerciale, quanti ne serviranno per uno status giuridico che i Trattati non contemplano?
Il tubo chiuso per legge
Mentre si progetta il decennio canadese, il presente è questo. Il Regolamento 2026/261 ha vietato il gas russo: il GNL dal 25 aprile, quello via tubo dal 17 giugno. A fine luglio gli stoccaggi europei erano al 55,6 per cento, il livello più basso da cinque anni. Le rotte marittime da Hormuz e dal Mar Rosso sono compromesse. L’Unione si è tolta l’opzione terrestre nello stesso semestre in cui perdeva quelle marittime.
La Commissione è arrivata al ventunesimo pacchetto di sanzioni. Nello stesso discorso in cui apriva al Canada, von der Leyen ha ammesso che non servono sempre nuove sanzioni ma applicare quelle esistenti. È un bilancio, non un programma. Chi decide queste sanzioni, e con quale mandato, resta la domanda che nessun Parlamento ha mai votato.
Il costo lo conosciamo. Quaranta miliardi di euro per le sole imprese italiane, secondo la stima di Matteo Salvini, mentre Francia e Spagna il gas russo hanno continuato a comprarlo. La Russia non è l’unico fornitore possibile. È l’unico contiguo, a tubo, a prezzo di mercato. Rinunciarvi per legge e poi cercare l’alternativa oltre l’oceano non è una strategia energetica. È un’assicurazione a quindici anni venduta come soluzione.
Il terzo incomodo: Trump
Poi c’è la geografia. Il Canada confina con una sola Nazione, e quella Nazione è in guerra commerciale con Ottawa. Il negoziato bilaterale è fallito. Washington ha appena vietato l’importazione di latticini e alcolici canadesi. Donald Trump ha ripetuto più volte che il Canada dovrebbe diventare il cinquantunesimo Stato.
Carney viene in Europa perché non ha più l’America. È legittimo. Ma per l’Unione la scelta ha un prezzo: legarsi alla Nazione con cui Washington è in conflitto, mentre si dipende dal GNL americano per sostituire quello russo e dall’ombrello americano per la difesa. Von der Leyen dice che il partenariato “non è contro altri”. A Washington la frase sarà letta per quello che è.
È la contraddizione di un’Unione che non ha mai costruito una politica estera propria: cerca di emanciparsi dagli Stati Uniti scegliendo come partner il loro vicino più fragile, e nel frattempo continua a comprare americano.
A cosa ci serve davvero
Il Canada non è il problema. Un rapporto più stretto con Ottawa, sulla difesa e sui minerali, ha senso e produrrà effetti nel prossimo decennio. Il problema è il metodo: annunciare alleanze che i Trattati non prevedono, con tempi che nessuno dichiara, per non discutere delle scelte che producono effetti oggi.
Cosa ci serve non è un partner in più. È la facoltà di scegliere i fornitori di energia senza chiedere il permesso a nessuno: né a Washington, né a una Commissione che nessuno ha votato per questo. Il Canada membro associato dell’UE sarà forse una buona notizia nel 2036. Nel 2026 la domanda resta senza risposta: chi paga il gas fino ad allora?
Fonti
- Euronews – Carney elogia l’alleanza UE-Canada ma pone limiti su adesione e sovranità
- Eunews – Il Canada e l’invenzione di von der Leyen del “membro associato”
- AGI – Il Canada membro associato UE, uno status fuori dai Trattati
- Il Fatto Quotidiano – Il Canada diventa il primo membro associato dell’UE
- Linkiesta – Il discorso di Carney al Parlamento europeo
- News Prima – Il Canada guarda all’Europa: SAFE e partenariato di difesa
- Camera dei Deputati – Ratifica degli accordi tra UE e Canada

