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Borgen – Il potere: la serie danese che disprezza l’Italia dietro la maschera del progressismo

- Approfondimenti Politici

Acclamata come un capolavoro politico, Borgen – Il potere nasconde un pregiudizio sottile ma profondo: quello di un Nord Europa che si crede moralmente superiore e guarda all’Italia come a un Paese caotico, corrotto e inferiore.

Borgen – Il potere: la serie danese che disprezza l’Italia dietro la maschera del progressismo

📋 Riassunto dell'articolo

Analisi di Borgen – Il potere, la serie danese che riflette un pregiudizio culturale verso l’Italia, dimenticando che da Roma nasce la civiltà e la bellezza che fondano l’Europa.

Un mito nordico costruito sulla denigrazione del Sud

Chi guarda Borgen – Il potere con attenzione si accorge presto che, dietro la raffinatezza dei dialoghi e la complessità della sua protagonista Birgitte Nyborg, si cela un tratto culturale inquietante: il disprezzo sottile per l’Italia e per il Sud Europa.
Le battute disseminate nelle prime stagioni, spesso pronunciate con ironia o paternalismo, ritraggono il nostro Paese come un simbolo di corruzione, instabilità e disordine politico.
Non è umorismo innocente: è il riflesso di un’ideologia. Quella che ha diviso l’Europa in due metà — un Nord virtuoso e un Sud colpevole — e che ancora oggi alimenta la narrazione di un’Unione Europea a “due velocità”.

Il razzismo culturale del moralismo nordico

Dietro la facciata di civiltà e modernità, Borgen rappresenta la quintessenza di un moralismo nordico compiaciuto di sé, che trasforma la freddezza in virtù e la passione in colpa.
La serie, celebrata per il suo realismo politico, promuove di fatto un modello culturale che disprezza la vitalità mediterranea, esaltando un’idea di governo tecnocratico e asettico.
Così l’Italia diventa il “non-modello”: l’esempio negativo che serve a confermare la superiorità scandinava.
È un razzismo culturale soft, ma pervasivo, che usa la fiction per ribadire chi comanda e chi deve imparare.

L’ipocrisia dell’Europa che si crede migliore

Borgen è più di una serie: è il manifesto di un’Europa che si racconta democratica e solidale, ma che in realtà giudica e classifica.
Dietro i dialoghi eleganti e le scene minimaliste, si nasconde una visione gerarchica del continente, in cui la “virtù” si misura in latitudine.
Il paradosso è che proprio il mondo nordico, che nella serie appare come etico e trasparente, è quello che esporta la sua morale come strumento di potere, imponendo al resto d’Europa regole economiche e culturali senza guardare alle differenze storiche e sociali.

L’Italia, culla di civiltà e bellezza

Ciò che il Nord sembra dimenticare è che la civiltà europea nasce proprio dall’Italia, da Roma, dalle sue leggi, dal suo diritto, dalla sua arte e dalla sua cultura.
Mentre il Nord si vanta della sua efficienza, noi abbiamo dato al mondo la forma stessa della civiltà, la visione dell’uomo e del potere, la grandezza del pensiero e della bellezza.
Basta guardare ai nostri monumenti, alle nostre università, ai secoli di arte, filosofia e scienza che da qui hanno illuminato il mondo: l’Italia non è un Paese da deridere, ma da ammirare.
E se oggi il Nord Europa dimentica tutto questo, è forse perché non ha più nulla da raccontare se non la propria freddezza morale, mentre noi continuiamo a vivere di genio, creatività e spirito.

Un’Europa senza umanità non è un modello

Alla fine, Borgen non racconta la politica perfetta, ma la politica senz’anima: quella che non sbaglia mai in apparenza, ma non ama, non soffre e non vive.
L’Italia, con i suoi errori e la sua vitalità, resta invece il volto umano dell’Europa.
Non serve essere come i danesi per essere civili: serve ricordare che la civiltà nasce dal cuore, non dal gelo morale di chi giudica gli altri per sentirsi superiore.

Fonti

DR – Borgen: Riget, Magten og Æren Netflix – Borgen The Guardian – Review of *Borgen: Power & Glory* The Independent – Borgen, Season 4 Review

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