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Italia

Bruxelles si vendica della Biennale che non obbedisce: i fondi tagliati alla cultura italiana

Matteo Di Bello

La Commissione formalizza la revoca dei due milioni destinati alla Fondazione: il taglio colpisce il progetto per i giovani autori del cinema. Buttafuoco aveva rispettato ogni sanzione. La sua colpa è non aver obbedito.

Riassunto dell'articolo

L'11 luglio 2026 la Commissione europea, per voce della vicepresidente Henna Virkkunen, ha raccomandato all'EACEA la revoca del finanziamento di 2 milioni di euro (2025-2028) alla Biennale di Venezia per la riapertura del padiglione russo alla 61ª edizione. Il padiglione non è mai stato aperto al pubblico e la Fondazione ha rispettato il regime sanzionatorio; il taglio colpisce il progetto Biennale Cinema 360 – VPB and College destinato ai giovani registi e produttori. L'articolo difende la linea del presidente Pietrangelo Buttafuoco, legge la revoca come punizione di una disobbedienza e non di una violazione, e la inquadra come deriva di una Commissione che riduce la cultura a strumento di allineamento ideologico antirusso, regalando peraltro a Mosca un argomento propagandistico.

La revoca dei fondi UE alla Biennale di Venezia è arrivata sabato sera, con un post su X della vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen. Due milioni di euro sul triennio 2025-2028, cancellati con una raccomandazione all’EACEA, l’agenzia europea per l’istruzione e la cultura, cui spetta la decisione finale e che si era già espressa a favore del taglio. La motivazione ufficiale: la cultura finanziata con i soldi dei contribuenti «dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici», valori che «non sono rispettati nella Russia di oggi». La colpa della Biennale è aver consentito il rientro del padiglione russo alla 61ª edizione.

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Il fatto che smonta la sentenza

C’è un dettaglio che la comunicazione di Bruxelles omette e che cambia il significato dell’intera vicenda: quel padiglione non ha mai aperto al pubblico. Nessun invito formale alla Russia, nessuna sezione russa in catalogo, nessun evento autorizzato. La Fondazione ha rispettato integralmente il regime sanzionatorio, come ha sempre sostenuto e come i fatti confermano: lo spazio ai Giardini — proprietà russa dal 1914, sopravvissuto a due guerre mondiali e alla Guerra Fredda — è rimasto operativo solo a metà, privo dei permessi per ospitare attività aperte.

La Commissione non ha sanzionato una violazione. Ha punito una disobbedienza. Pietrangelo Buttafuoco ha difeso l’autonomia statutaria della Fondazione, che consente la partecipazione di ogni Stato riconosciuto dalla Repubblica italiana, e per questo — non per aver infranto una norma — la Biennale perde i fondi.

Chi paga davvero il taglio

Ed ecco il secondo fatto che Bruxelles preferisce non raccontare. I due milioni revocati non toccano Mosca, non toccano un oligarca, non toccano il Cremlino. Colpiscono il progetto «Biennale Cinema 360 – Venice Production Bridge and College»: il finanziamento ai giovani registi e produttori che attraverso il College sviluppano il loro primo lungometraggio, e al mercato cinematografico della Mostra che fa nascere nuovi progetti.

Nella contabilità della fermezza europea, la guerra alla Russia si combatte così: togliendo risorse ai ragazzi del cinema italiano. Luca Zaia ha trovato la sintesi più efficace: inaccettabile, «gli artisti non sono soldati». La Fondazione ha fatto sapere che i programmi proseguiranno, perché i fondi europei sono marginali rispetto al bilancio. Ma la marginalità economica del taglio ne rivela la natura: non serve a nulla, se non a dare l’esempio.

La liturgia della guerra permanente

Qui la vicenda smette di essere cronaca culturale e diventa questione politica. Una Commissione che revoca fondi a un’istituzione che ha rispettato le sanzioni, per il solo fatto di non aver epurato preventivamente gli artisti di una Nazione, non sta facendo politica estera: sta celebrando una liturgia. È il riflesso condizionato di un apparato che misura la fedeltà europea in zelo antirusso, e che ha scambiato la cultura per una trincea e l’obbedienza per un valore democratico.

Il Consiglio europeo di giugno aveva già messo nero su bianco il principio: nessuna normalizzazione della presenza russa in eventi sportivi e culturali finché non ci sarà pace giusta in Ucraina. Un criterio che, applicato con coerenza, avrebbe conseguenze curiose per altri conflitti e altri padiglioni — ma la coerenza, come aveva mostrato il caso della giuria dimissionaria, vale a senso unico. E c’è un effetto collaterale che a Bruxelles nessuno ha calcolato: il Cremlino ha pubblicamente ringraziato la Biennale, incassando il regalo propagandistico di poter recitare la parte della vittima della censura occidentale. Il taglio non indebolisce Mosca. La serve.

Buttafuoco aveva visto giusto

Quando a maggio raccontavamo il coraggio della coerenza di Buttafuoco, la revoca era una minaccia. Oggi è un atto, e conferma per intero la posta in gioco che il presidente della Biennale aveva individuato: non il padiglione russo, ma l’autonomia della cultura italiana da un potere che pretende di amministrarla per decreto. Buttafuoco non ha ceduto agli ispettori ministeriali, alle dimissioni della giuria, al boicottaggio dell’inaugurazione. Non ha ceduto nemmeno ai due milioni.

La revoca dei fondi UE alla Biennale resterà come precedente. Non per la cifra, irrisoria, ma per il principio che stabilisce: un’istituzione culturale europea può essere punita non per ciò che ha fatto, ma per ciò che si è rifiutata di fare. L’Europa che credevamo di conoscere — quella delle cattedrali, dei teatri e delle biennali — meriterebbe custodi migliori dei suoi contabili.

Fonti

Euronews — Padiglione russo alla Biennale: la Commissione UE conferma la revoca dei finanziamenti
Il Sole 24 Ore — Biennale di Venezia, l’UE non perdona il padiglione russo: stop a 2 milioni
Il Post — La Commissione europea ha raccomandato la revoca di 2 milioni alla Biennale
Eunews — Russia alla Biennale, l’UE raccomanda lo stop ai finanziamenti da 2 milioni
Il Politico Web — Buttafuoco e il padiglione russo: il coraggio della coerenza
Il Politico Web — Buttafuoco rompe il silenzio dal Fienile di Zaia

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Matteo Di Bello
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