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Medio Oriente

Ben Gvir umilia i prigionieri della Flotilla: il fanatico kahanista che imbarazza Israele e si fa sconfessare da Netanyahu

Bruno Bindel

Il ministro della Sicurezza israeliano sventola la bandiera davanti agli attivisti legati e inginocchiati ad Ashdod. Meloni convoca l’ambasciatore, Crosetto parla chiaro, persino Netanyahu prende le distanze. La Flotilla resta una missione politica fallimentare, ma trasformare prigionieri inermi in trofei da telecamera non è forza: è la corruzione kahanista di una destra che si rispetti.

Riassunto dell'articolo

Il 20 maggio 2026 il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, leader del partito kahanista Otzma Yehudit, ha pubblicato un video in cui umilia gli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti al porto di Ashdod, costretti in ginocchio con le mani legate. Il gesto ha provocato condanna internazionale: il governo Meloni ha convocato l’ambasciatore israeliano, Tajani ha parlato di "linea rossa superata", Crosetto ha sconfessato pubblicamente il ministro. Persino Netanyahu, Saar e l’ambasciatore USA Huckabee hanno preso le distanze. Ben Gvir, condannato otto volte, è erede diretto della dottrina di Meir Kahane (1932-1990), teorico del "trasferimento" e della supremazia ebraica, autore del saggio They Must Go (1981), il cui partito Kach fu dichiarato razzista dalla Knesset, escluso dalle elezioni del 1988 e bandito come organizzazione terroristica nel 1994 dallo stesso Stato di Israele. La linea editoriale di Il Politico Web resta critica verso la Flotilla, missione politicamente fallimentare, ma non confonde questa critica con la legittimazione di un fanatismo kahanista che umilia prigionieri inermi e indebolisce Israele.

Punti chiave
  • Times of Israel – Ben Gvir posts video taunting flotilla activists
  • Times of Israel – Netanyahu rebukes Ben Gvir
  • CNN – Global outcry over Ben Gvir video
  • CBS News – Netanyahu rebukes Ben Gvir over flotilla activists

Le immagini sono di quelle che fanno male alla causa che dicono di difendere. Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale del sesto governo Netanyahu, cammina nel porto di Ashdod tra decine di attivisti della Global Sumud Flotilla costretti in ginocchio, mani legate, faccia a terra. Sventola la bandiera, urla “Benvenuti in Israele, qui comandiamo noi”, fa diffondere l’inno a tutto volume, riprende tutto e pubblica il video sui suoi profili social. È il 20 maggio 2026, ed è uno dei punti più bassi della comunicazione politica israeliana degli ultimi anni.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Chi è Ben Gvir, il fanatico kahanista al governo

Per capire la scena di Ashdod bisogna sapere chi è l’uomo che la mette in scena. Ben Gvir, classe 1976, è il leader di Otzma Yehudit, partito di estrema destra erede diretto del kahanismo.

La dottrina di Meir Kahane: la teologia della supremazia

Il rabbino Meir Kahane, nato a New York nel 1932 e assassinato a Manhattan nel 1990, è il teorico del “trasferimento”: l’espulsione coatta degli arabi dal Giordano al Mediterraneo per realizzare uno Stato ebraico etnicamente puro, governato dalla legge religiosa e non da quella democratica. Nel saggio del 1981 They Must Go (“Loro devono andare”) Kahane scriveva che gli arabi vanno “allontanati da Israele” come Davide separò la testa di Golia dalle spalle. La sua dottrina rovescia l’etica ebraica tradizionale: nella sua teologia la debolezza ebraica è sacrilegio, la forza ebraica santifica il Nome di Dio. La forza armata diventa lo strumento privilegiato della redenzione, il nemico è chiunque si opponga alla supremazia ebraica, il matrimonio misto va vietato per legge. Kahane voleva, nelle sue stesse parole, “uno Stato ebraico, non un Portogallo di lingua ebraica”. Per queste idee il suo partito Kach fu dichiarato razzista dalla Knesset, escluso dalle elezioni del 1988 e bandito come organizzazione terroristica nel 1994 dallo stesso Stato di Israele.
Da questa matrice ideologica viene Ben Gvir. Condannato otto volte, tra cui per istigazione al razzismo e sostegno a un’organizzazione terroristica. L’esercito israeliano lo riteneva talmente pericoloso da esonerarlo dalla leva. Per anni ha tenuto in salotto, esposto come icona, il ritratto di Baruch Goldstein, il colono che nel 1994 massacrò ventinove fedeli musulmani in preghiera nella tomba dei Patriarchi a Hebron. Lo ha rimosso solo nel 2019, per opportunità elettorale. Quest’uomo oggi controlla polizia, guardie di frontiera e amministrazione carceraria di Israele: ci è arrivato perché Otzma Yehudit, con sei seggi alla Knesset, tiene in ostaggio la sopravvivenza del governo Netanyahu.

Il video della Flotilla e la sconfessione interna

Quello di Ashdod non è un eccesso isolato: è la sceneggiatura tipica di Ben Gvir, trasformare ogni gesto istituzionale in propaganda personale, ogni prigioniero in trofeo, ogni telecamera in pulpito. Stavolta però la sceneggiatura gli è sfuggita di mano. Il ministro degli Esteri Gideon Saar lo ha accusato pubblicamente di aver “deliberatamente danneggiato lo Stato in questa esibizione vergognosa”. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter ha parlato di “esibizionismo irresponsabile che non rappresenta la politica del governo”. Lo stesso Netanyahu, in un raro gesto di sconfessione di un suo ministro, ha dichiarato che la condotta di Ben Gvir “non è in linea con i valori e le norme di Israele”. Quando perfino l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee, nominato da Trump e notoriamente filo-israeliano, scrive che “Ben Gvir ha tradito la dignità della sua nazione”, il quadro è completo: il fanatico kahanista è isolato anche dentro l’asse atlantico che protegge Israele.

La risposta dignitosa del governo Meloni

Su questo terreno la reazione del governo italiano è stata netta e proporzionata. Giorgia Meloni ha definito “inaccettabili” le immagini, ha fatto convocare l’ambasciatore israeliano a Roma e ha chiesto formalmente scuse per il trattamento riservato ai cittadini italiani. Antonio Tajani ha parlato di “linea rossa superata”. Guido Crosetto è stato il più diretto di tutti: “Noi ci vantiamo di altro, ci vantiamo di aver sempre trattato con rispetto i loro connazionali e non abbiamo l’abitudine di arrestare le persone in acque internazionali, semmai di soccorrerle. Con atteggiamenti di questo tipo non si fa il bene di Israele”. È la voce di una destra di governo che sa distinguere alleanza strategica da subordinazione, dignità nazionale da sudditanza.

Né con la Flotilla, né con i kahanisti

La Flotilla, lo abbiamo già scritto su queste colonne, è una missione politicamente fallimentare. Da quindici anni non consegna un grammo di aiuti a Gaza e serve solo come palcoscenico mediatico per una sinistra in cerca di identità. Questo giudizio non cambia di una virgola. Ma una cosa è criticare politicamente una missione velleitaria, un’altra è applaudire un ministro fanatico che umilia prigionieri inermi davanti a una telecamera. La forza vera di una Nazione non si misura sui prigionieri legati: si misura nella capacità di distinguere il nemico armato dall’attivista disarmato, di rispettare il diritto internazionale, di non confondere la sicurezza con lo squadrismo da social. Ben Gvir non è la destra israeliana: ne è la deformazione kahanista. E ogni volta che recita questi spettacoli indebolisce Israele molto più della Flotilla che dice di voler punire.

Fonti

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Bruno Bindel
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