Lunedì 20 aprile, in piena scadenza dell’ultimatum Trump-Iran, il presidente del Rassemblement National ha fissato pubblicamente una linea politica che i grandi quotidiani italiani hanno scelto di non registrare. L’occasione è stata un’intervista televisiva italiana; la sostanza riguarda la ridefinizione degli equilibri continentali. Jordan Bardella ha articolato tre affermazioni che vanno lette insieme: la politica estera americana è una forma di imperialismo dal quale l’Europa deve proteggersi; la Commissione di Ursula von der Leyen è il tradimento dell’idea europea originaria; la vera Europa coincide oggi con i governi sovranisti, non con le istituzioni di Bruxelles.
Prese separatamente, ciascuna di queste affermazioni è già stata pronunciata in passato da leader europei. Prese insieme, disegnano una saldatura politica nuova, proprio mentre Washington minaccia il ritorno dei bombardamenti in Iran e Meloni subisce da giorni un attacco frontale dalla Casa Bianca. Il RN non è un partito qualsiasi: è il primo partito francese, il favorito delle presidenziali 2027, e probabile futuro inquilino dell’Eliseo. Quando un attore di questo peso dichiara che l’America di Trump è un problema da cui l’Europa deve difendersi, non si sta registrando un’opinione. Si sta registrando un riposizionamento strategico.
La rottura con Washington: non un dissenso tattico, una presa d’atto strutturale
Bardella ha parlato esplicitamente di “visione imperialista” riferita alla politica estera di Donald Trump, accusando l’amministrazione americana di interferire negli equilibri globali e di alimentare le tensioni economiche ed energetiche che attraversano il continente. Il passaggio centrale è chiaro: davanti all’America di Trump, l’Europa deve “far sentire la propria voce e difendere i propri interessi”.
Il punto non è il tono, è il livello della dichiarazione. Non una critica su un singolo dossier, non una divergenza contingente sulla gestione dei dazi o dell’Ucraina. Una presa d’atto: Washington è diventata una forza che lavora contro gli interessi europei, e come tale va contrastata. La destra sovranista europea, che per anni è stata descritta come estensione naturale dell’ecosistema MAGA, inizia a marcare la distanza proprio nel momento in cui quell’ecosistema, insediato alla Casa Bianca, mostra i costi che comporta per chi sta sotto.
Il silenzio dei grandi quotidiani italiani su questo passaggio non è neutrale. Rivela una difficoltà a registrare la sequenza di cui fa parte: la telefonata di Trump contro Meloni al Corriere della Sera del 14 aprile, il rincaro su Fox News del 15 aprile, il tweet sulla “Tigre di Carta” rivolto alla NATO intera del 17 aprile. Raccontare lo scontro Trump-Meloni come incidente caratteriale era sostenibile. Registrare che il primo partito francese lo inquadra invece in termini di imperialismo strutturale costringerebbe a riscrivere la cornice. Troppo scomodo, per ora.
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