Una storia su Instagram, sfondo nero, tre righe in bianco. La presa di posizione di Balotelli su Ceuta è arrivata così, senza giri di parole: «CEUTA? Di sangue o su carta: Italia agli italiani, Europa agli europei, Africa agli africani. PUNTO». Nessun commento, nessuna spiegazione. Solo un principio, scandito come una sentenza.
Cosa ha scritto Balotelli su Ceuta
Il contesto è la più grande crisi migratoria mai registrata su suolo europeo. In ventiquattro ore circa sessantamila persone sono entrate dal Marocco nell’exclave spagnola, fino a costringere l’Italia a reintrodurre i controlli di frontiera con la Spagna. Una crisi apertasi e chiusasi a comando, come abbiamo ricostruito analizzando il ruolo del Marocco e le regie dietro l’assalto.
Mentre la politica misurava le parole, l’ex attaccante della Nazionale ha scelto le sue. Poche, definitive. E il messaggio ha fatto il giro della rete in poche ore.
Il messaggero che nessuno può accusare
Qui sta il punto che brucia. Mario Balotelli è nato a Palermo da genitori ghanesi, è cresciuto a Brescia con la famiglia che lo ha adottato, ha trascinato l’Italia in finale a Euro 2012. Ha subito cori razzisti negli stadi di mezza Europa e ha sempre risposto allo stesso modo: sono italiano, mi sento italiano.
Chi vorrebbe liquidare la sua frase come razzismo si trova davanti un uomo che il razzismo lo ha vissuto sulla pelle. E la formula, pronunciata da lui, smette di essere un’arma da agitare nei talk televisivi e torna a essere ciò che è sempre stata: un principio di autodeterminazione. Ogni popolo ha diritto alla propria terra, alla propria storia, al proprio destino.
Africa agli africani: l’argomento anticoloniale
Non è un’uscita estemporanea. Balotelli lo aveva già detto: “Italia agli italiani” sarebbe una formula giusta, a patto che anche l’Africa fosse davvero degli africani. Il continente più ricco del pianeta per risorse, svuotato da chi quelle risorse le saccheggia da due secoli. L’emigrazione di massa non come destino naturale, ma come sintomo di quel saccheggio.
È un ragionamento che rovescia la retorica dell’accoglienza: chi vuole davvero bene all’Africa non la vuole svuotata dei suoi giovani, la vuole padrona di sé. La sovranità come principio universale, valido a Roma come ad Accra. È lo stesso impianto che sta alla base della riflessione sulla remigrazione e sul diritto dei popoli a preservare la propria identità: nessun odio, ma il riconoscimento che ogni civiltà fiorisce sulla propria terra.
Il simbolo che cambia campo
Per anni Balotelli è stato issato a icona dell’antirazzismo militante, volto perfetto di un’Italia “nuova” da contrapporre a quella legata alla propria identità. Oggi quello stesso volto scrive parole che nessun dirigente di partito progressista oserebbe pronunciare. E infatti la reazione prevalente è il silenzio, o il tentativo imbarazzato di ridimensionare.
Il punto non è arruolare Balotelli, che resta un uomo libero e imprevedibile. Il punto è che la difesa dei confini e delle identità non è più il recinto di una parte politica: è diventata senso comune, trasversale, capace di parlare con la voce di un italiano nero cresciuto a Brescia. Quando accade questo, l’accusa di razzismo si sbriciola.
PUNTO, come scrive lui.
Fonti
- Adnkronos – Ceuta, Balotelli: “Italia agli italiani, Africa agli africani”
- il Giornale – L’affondo di Balotelli su Ceuta
- Fanpage – Mario Balotelli duro su Ceuta

