Mentre il dibattito economico europeo si concentra nuovamente su decimali e parametri tecnici, l’economia reale italiana lancia un grido d’allarme che non può più essere ignorato. Da decenni, l’Italia vive un paradosso unico in Occidente: è uno dei paesi più virtuosi al mondo per avanzo primario (la differenza tra entrate e uscite dello stato, al netto degli interessi sul debito), eppure viene descritta come la “cicala” d’Europa.
Questa narrazione non è solo ingenerosa, è tecnicamente fallace. Ed è il motivo per cui la richiesta del Governo di una maggiore flessibilità sul deficit non è un capriccio elettorale, ma una necessità vitale per la sopravvivenza del sistema Paese.
Il circolo vizioso dell’austerità in fase di stagnazione
Il meccanismo delle sanzioni e dei vincoli stringenti ha creato un circolo vizioso documentato dai dati: la
contrazione del PIL. Tagliare la spesa pubblica in fasi di stagnazione non riduce il rapporto debito/PIL, lo peggiora. Se l’economia non cresce, il debito diventa proporzionalmente più pesante. Con un’inflazione che ha morso i risparmi e salari fermi da trent’anni, l’assenza di investimenti statali si traduce direttamente in povertà per le famiglie. Obbligare l’Italia a non spendere significa rinunciare a modernizzare il Paese, perdendo ulteriore competitività internazionale.
Un Sacrificio Inutile?
L’Italia ha sottratto risorse all’economia interna per decenni per onorare gli impegni sul debito. Ma se queste risorse non vengono reinvestite in politiche industriali, sanità e sostegno ai redditi, il sacrificio dei cittadini diventa vano.
Non si può chiedere a un malato di correre una maratona privandolo del nutrimento. L’economia italiana ha bisogno di ‘ossigeno’ fiscale per tornare a correre, non di ulteriori salassi.
Perché sforare il deficit non significa scialacquare
Sforare il deficit non significa “scialacquare”, ma utilizzare la leva finanziaria per innescare un moltiplicatore economico positivo. La richiesta di una revisione dei parametri europei si basa su tre pilastri fondamentali:
scorporare la spesa per la transizione digitale e green dal calcolo del deficit.
Proteggere le fasce più deboli dall’impoverimento causato da shock esterni (energia, materie prime).
L’unico modo sostenibile per ridurre il debito è aumentare il denominatore (il PIL). E il PIL cresce solo se lo Stato crea le condizioni per lo sviluppo.
L’Europa si trova di fronte a un bivio: continuare a seguire dogmi burocratici che hanno dimostrato di alimentare la recessione e il malcontento sociale, o evolvere verso un’unione che valorizzi la crescita reale. Difendere la libertà di manovra dell’Italia significa difendere il lavoro, i salari e il futuro dei cittadini italiani. È tempo che il rigore lasci il posto alla lungimiranza.
Fonti
Unimpresa – Avanzo primario quadruplica da 17,8 a 59,7 miliardi entro il 2029
Il Mattino – Italia unica in avanzo primario tra le grandi economie europee
Eccellenze d’Impresa – L’Italia è la sola in avanzo primario nel G-7
True Numbers – La serie storica virtuosa dell’avanzo primario italiano
Borsa Italiana – Definizione tecnica di avanzo primario
CNR / Coccia – National debts and government deficits within EMU: rigidità delle regole fiscali e recessione

