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Europa

Autistici/Inventati chiude in undici giorni. Il caso De Rosa resta aperto

Bruno Bindel

Un atto amministrativo americano ha spento in meno di due settimane una rete da diecimila blog senza che un giudice italiano fosse mai interpellato. Bruxelles «esamina», Fratelli d'Italia va in Procura, il PD tace. E il funzionario che a Bruxelles lavora all'identità digitale degli europei non parla.

Riassunto dell'articolo

Il 6 settembre 2026 il collettivo Autistici/Inventati ha annunciato la chiusura di tutti i servizi, undici giorni dopo l'inserimento nella lista delle organizzazioni terroristiche globali da parte del Tesoro statunitense. La chiusura è stata determinata dal blocco di PayPal, dalla sospensione del dominio .org da parte del registro americano e dalla rescissione del conto da parte di Banca Etica. La Commissione europea ha dichiarato di esaminare la posizione di Paolo De Rosa, funzionario della DG Connect e segretario dell'associazione AI ODV che gestiva i server del collettivo; Fratelli d'Italia ha presentato un esposto in Procura e interrogazioni alla Camera e al Parlamento europeo; il PD, che aveva difeso il collettivo, non ha preso posizione. L'articolo evidenzia il paradosso di un'infrastruttura italiana spenta da un atto amministrativo straniero senza alcun passaggio giudiziario nazionale e conclude che le tre domande poste dal Fondo precedente — a Commissione, Viminale e PD — restano senza risposta.

Autistici/Inventati chiude. Il collettivo informatico nato nel 2001 lo ha annunciato domenica 6 settembre con un comunicato che non lascia margini: tutti i servizi saranno sospesi a breve termine. Sono passati undici giorni dal 26 agosto, quando il Tesoro degli Stati Uniti lo ha inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche globali. Undici giorni per cancellare venticinque anni di infrastruttura. E il caso Paolo De Rosa, che avevamo ricostruito una settimana fa, non si è chiuso con il collettivo. Si è aperto di più.

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Perché Autistici/Inventati chiude

La sequenza è quella tipica delle sanzioni secondarie americane, e vale la pena metterla in fila. Prima PayPal blocca l’account con cui il collettivo raccoglieva le donazioni. Poi il dominio autistici.org diventa irraggiungibile: a sospenderlo è il Public Interest Registry, l’ente statunitense che gestisce tutti i domini .org, senza fornire spiegazioni.

Il colpo finale arriva venerdì 4 settembre. Banca Etica, dopo aver sospeso l’operatività del conto intestato all’associazione AI ODV, comunica la rescissione unilaterale del contratto. L’istituto ha condannato pubblicamente la decisione di Washington, ma ha spiegato di non poter esporre gli altri correntisti al rischio delle liste OFAC.

Due giorni dopo, il collettivo si arrende. Nel comunicato spiega che continuare a offrire i servizi sarebbe solo un pericolo in più per chi li usa. Secondo le cifre circolate in questi giorni, spariscono circa sedicimila caselle di posta, diecimila blog, cinquemilacinquecento liste di discussione e millecinquecento siti. Nessun utente è stato avvisato singolarmente. Nessun giudice italiano ha firmato nulla.

Bruxelles «esamina», De Rosa non parla

Nel frattempo è arrivata la prima risposta ufficiale dalla Commissione europea. Il portavoce di Roberto Viola, direttore generale della DG Connect dove lavora De Rosa, ha fatto sapere che la Commissione sta esaminando la vicenda riguardante un membro del suo personale.

Poche righe, ma con un dettaglio che pesa. Prima di annunciare l’esame, Bruxelles ha ritenuto necessario ricordare che i funzionari sono tenuti a dichiarare i potenziali conflitti di interesse al momento dell’assunzione e a chiedere l’autorizzazione per le attività esterne. Nessuno accusa De Rosa di aver violato quelle regole. Ma la Commissione ha scelto di citarle.

De Rosa, contattato dalla stampa nel suo ufficio di Bruxelles, ha risposto che non può parlare e ha rinviato i cronisti agli uffici amministrativi della Commissione. Ha ricevuto la solidarietà del Forum Disuguaglianze e Diversità, di cui è partner di progetto. Sul resto, silenzio.

L’esposto in Procura e il nickname Phasa

Sul fronte italiano, Carlo Fidanza e Augusta Montaruli di Fratelli d’Italia hanno presentato un esposto alla Procura, oltre alle interrogazioni annunciate alla Camera e al Parlamento europeo. Dopo la chiusura del collettivo, i due hanno alzato il tono: chiedono cosa ne pensi De Rosa e, soprattutto, cosa ne pensi la Commissione della commistione tra il funzionario incaricato dell’identità digitale europea e l’animatore dell’associazione che gestiva i server del collettivo.

Le inchieste della Verità e di Torino Cronaca hanno intanto aggiunto due tasselli. Il primo è un nome: nell’ambiente hacker De Rosa era conosciuto come Phasa, e con quello firmava i documenti tecnici di Autistici/Inventati. La prova sta nell’elenco dei partecipanti alla conferenza Debian di Porto Alegre del 2004. Il secondo è un numero: nell’atto costitutivo di AI ODV del 2018 confluiscono cinquantamila euro dal patrimonio di Investici, l’organizzazione precedente, sciolta poco prima, di cui De Rosa era stato presidente.

Il silenzio del PD

C’è poi la questione politica che nessuno a sinistra vuole toccare. Il PD aveva difeso il collettivo nei primi giorni, prima che emergesse il nome di De Rosa, definendolo bersaglio di un’azione indiscriminata. De Rosa dal 2023 fa parte del gruppo di lavoro del partito sulle politiche digitali, presentato alla presenza di Elly Schlein.

Da allora, dal Nazareno non è arrivata una parola. Non sulla chiusura del collettivo, non sul funzionario, non sull’esposto. Fratelli d’Italia lo ha fatto notare con una nota dai toni durissimi. La domanda resta la stessa di una settimana fa: cosa sapeva il PD quando ha preso posizione?

Il paradosso della sovranità

Qui il caso smette di essere una vicenda di cronaca e diventa un problema di Stato. Un’infrastruttura italiana, con sede legale in Italia, gestita da un’associazione italiana con conto in una banca italiana, è stata spenta da un atto amministrativo di un governo straniero. Nessun tribunale della Nazione è stato coinvolto. Nessuna autorità italiana ha valutato le accuse. Il Viminale, interrogato da Montaruli, non ha ancora risposto.

Chi ha a cuore la sicurezza nazionale non può che chiedersi come sia stato possibile che il responsabile tecnologico di Palazzo Chigi tra il 2017 e il 2022 fosse contemporaneamente segretario di un’associazione oggi sanzionata per terrorismo. Ma chi ha a cuore la sovranità non può neanche accettare che a stabilirlo sia stato Washington, e non Roma. Le due cose stanno insieme. Anzi, sono la stessa cosa: se lo Stato avesse verificato i precedenti dei propri tecnici, non ci sarebbe stato bisogno che lo facesse il Tesoro americano.

Anche un folto gruppo di esponenti del mondo universitario e culturale ha firmato un appello a favore del collettivo, contestando l’assenza di qualsiasi base giuridica italiana nel provvedimento. Si può non condividere una riga della loro cultura politica e riconoscere che sul metodo hanno un punto.

Le tre domande ancora senza risposta

Una settimana fa avevamo indicato tre nodi da sciogliere. Nessuno è stato sciolto. La Commissione europea «esamina», ma non ha detto cosa sapeva al momento dell’assunzione né se il ruolo in AI ODV fosse stato dichiarato. Il ministero dell’Interno non ha risposto all’interrogazione. Il PD non ha spiegato la propria presa di posizione.

Autistici/Inventati ha chiuso. Il caso De Rosa no. E finché lo Stato non deciderà di guardare chi lavora nei propri server prima che glielo dica qualcun altro, sarà solo il primo di una serie.

Fonti

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Bruno Bindel
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