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Italia

Conte convocato il 4 agosto in commissione Covid, ma le dimissioni non arrivano

Federica Leonardi

Convocazione ufficiale, aula pronta a Palazzo San Macuto, perfino la diretta web. Manca una sola cosa: la firma dell'ex presidente del Consiglio. Senza le dimissioni temporanee da commissario, la testimonianza più attesa dell'inchiesta non può avere luogo.

Riassunto dell'articolo

La commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid ha convocato ufficialmente Giuseppe Conte per martedì 4 agosto 2026 alle 9.30 a Palazzo San Macuto, con diretta web. L'audizione però non può tenersi senza le dimissioni temporanee di Conte da componente della commissione, previste dall'iter concordato (dimissioni, audizione, reintegro) e promesse dallo stesso ex presidente del Consiglio in una lettera ai presidenti di Camera e Senato. A tre giorni dalla data, le dimissioni non risultano depositate. Il precedente è quello di Galeazzo Bignami, dimessosi il 21 luglio, ascoltato e reintegrato in 48 ore. Tra i temi attesi: la maxi-commessa sulle mascherine, le consulenze riconducibili all'avvocato Luca Di Donna e l'incontro del 18 giugno tra Conte e Domenico Arcuri.

L’audizione di Conte in commissione Covid ha finalmente una data ufficiale: martedì 4 agosto, ore 9.30, aula al secondo piano di Palazzo San Macuto, con tanto di diretta web. Dopo mesi di annunci televisivi, lettere e polemiche sulle convocazioni mai arrivate, tutto è pronto. Tutto tranne l’unica cosa che dipende esclusivamente da Giuseppe Conte: le sue dimissioni temporanee da componente della commissione. Senza quel passaggio, l’audizione semplicemente non può tenersi.

CREAZIONE SITI WEB
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Una firma, nessun alibi

Il nodo è di una semplicità disarmante. Chi siede nella commissione d’inchiesta non può esserne al tempo stesso ascoltato: sarebbe insieme giudice e testimone, con accesso ad atti riservati e audizioni secretate. L’iter codificato lo ha spiegato il presidente Marco Lisei e lo ha accettato lo stesso Conte, che nella lettera inviata a giugno ai presidenti La Russa e Fontana si è impegnato a far pervenire le dimissioni «immediatamente prima» della seduta, chiedendo in cambio la garanzia del reintegro. Nessuno gli nega nulla, dunque: il reintegro è previsto, la procedura è concordata, la data l’ha indicata lui. Eppure, a tre giorni dalla convocazione, la firma non risulta depositata.

Il metro fissato da Bignami

Che il passaggio non sia un labirinto lo ha dimostrato nei fatti Galeazzo Bignami, come abbiamo raccontato analizzando la sua audizione del 21 luglio davanti alla commissione Covid: dimissioni, testimonianza sotto la propria responsabilità civile e penale, reintegro nel giro di quarantotto ore. Nessun dramma istituzionale, nessuna garanzia preventiva pretesa per iscritto. Da quel giorno esiste un metro di paragone che nessuna polemica può cancellare, e ogni giorno che passa senza la firma di Conte allarga la distanza tra i due formati. Con un’aggravante statistica: da commissario, l’ex presidente del Consiglio ha partecipato a 9 sedute su 137. La permanenza nell’organismo, rivendicata come presidio di verità, si è tradotta in una presenza del cinque per cento.

Le domande che lo aspettano

Il calendario stringe anche perché i temi sul tavolo non sono dettagli d’archivio. C’è la maxi-commessa sulle mascherine e il giro di consulenze ricostruito davanti alla commissione, con le testimonianze giurate degli imprenditori sull’avvocato Luca Di Donna, ex collega di studio dello stesso Conte. C’è l’incontro riservato del 18 giugno tra l’ex presidente del Consiglio e Domenico Arcuri, avvenuto poco prima della deposizione dell’ex commissario straordinario: un colloquio che la maggioranza vorrebbe chiarito, tanto da chiedere che Arcuri venga risentito. E c’è il capitolo più ampio della gestione pandemica, dal piano mai attivato agli acquisti in emergenza, che si intreccia con le inchieste sui vaccini che ormai attraversano tribunali e parlamenti di mezzo Occidente.

La trasparenza a parole

Dal 2024 Conte ripete di chiedere invano di essere ascoltato. Ora che l’occasione è fissata, con il formato più protetto che il regolamento consenta — libera audizione, senza giuramento — l’unico ostacolo rimasto porta la sua firma, o meglio l’assenza della sua firma. Se martedì l’aula del secondo piano di San Macuto resterà vuota, non sarà per colpa di una maggioranza persecutoria o di un regolamento ostile: sarà per la scelta di un uomo solo, che da mesi proclama di non vedere l’ora di parlare e intanto non compie l’unico gesto che gli permetterebbe di farlo. Gli italiani che hanno vissuto quegli anni chiusi in casa meritano risposte nel merito. La sedia è pronta. Il resto, per una volta, non dipende da nessun altro.

Fonti

Il Tempo – Conte in commissione Covid, ci sono la convocazione ufficiale e la diretta web. Manca una sola cosa
Il Tempo – Commissione Covid, mancano sei giorni alla sua audizione ma Conte ancora non si è dimesso
La Verità – Commissione Covid, Conte verso l’audizione del 4 agosto
Il Giornale – Covid, Conte cede: “Andrò in audizione”. Ma non lascia la commissione
Open – Covid, Bignami in commissione contro Conte sul piano pandemico. E le opposizioni disertano

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Federica Leonardi
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