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Italia

Sfregia Fatima al Duomo poche ore dopo essere stato scarcerato

Federico Galli

Fermato all'alba per furto, scarcerato in mattinata con l'obbligo di lasciare Milano: poche ore dopo era alla metro Duomo con un coltello. Il problema non è solo chi ha colpito, ma chi lo ha rimesso in strada.

Riassunto dell'articolo

Il 9 luglio 2026, alla stazione Duomo della metropolitana di Milano, un cittadino algerino di 27 anni, irregolare e senza fissa dimora, ha sfregiato al volto con un coltello una ragazza di 22 anni. Poche ore prima era stato scarcerato dopo un arresto notturno per furti su auto, con un divieto di dimora a Milano che si trovava già a violare. L'articolo legge il caso come effetto di un sistema che rimette in circolazione un soggetto pericoloso e irregolare invece di trattenerlo ed espellerlo.

Tra il fermo dell’alba e il coltello del pomeriggio sono passate meno di dodici ore. Lo sfregio alla metro Duomo di Milano non è la storia di un mostro sbucato dal nulla: è la storia di un uomo che quella stessa mattina un tribunale aveva avuto davanti, e che aveva rimesso in libertà. L’aggressore del Duomo, scarcerato dopo un arresto per furto, è tornato in strada e a metà pomeriggio ha ridotto il volto di una ragazza di ventidue anni a una cicatrice permanente.

CREAZIONE SITI WEB
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La mattina la scarcerazione, il pomeriggio il coltello

La notte tra l’8 e il 9 luglio, intorno alle quattro, gli agenti lo fermano mentre forza le portiere delle auto in sosta tra piazza Argentina e corso Buenos Aires. Furto e danneggiamento: reati predatori, quelli che riempiono le cronache milanesi e svuotano le celle nel giro di poche ore.

In mattinata la direttissima, a Palazzo di Giustizia, a meno di un chilometro dal Duomo. Il giudice convalida l’arresto e dispone il divieto di dimora nel Comune di Milano. Tradotto: sei libero, ma da qui devi andartene.

Alle tre e mezza del pomeriggio, invece, era ancora lì. Sulla banchina della linea gialla, in una delle stazioni più affollate d’Europa, ha chiesto a una ragazza perché lo stesse guardando. Lei ha risposto di non averlo fatto. Lui l’ha colpita con un pugno, poi ha estratto una lama e le ha aperto il viso dal labbro fino al collo. Codice giallo, sala di chirurgia maxillo-facciale, una cicatrice che i medici hanno già detto essere per sempre.

Un divieto di dimora che nessuno ha fatto rispettare

Il divieto di dimora è una misura che vive solo se qualcuno la fa rispettare. Sulla carta gli imponeva di lasciare Milano; nei fatti, poche ore dopo, era a trecento metri dal tribunale che gliel’aveva notificato. Nessun controllo, nessun accompagnamento, nessun luogo dove trattenerlo.

Per un uomo senza fissa dimora e senza titolo per restare sul territorio nazionale, un foglio che dice “vattene” non è una garanzia per i cittadini: è una finzione. Lo ha riconosciuto, dall’interno del sistema, la stessa pubblica accusa: nel chiedere il carcere ha motivato la richiesta anche con il fatto che l’uomo era stato liberato poche ore prima dell’aggressione. È l’ammissione che in quella mattinata qualcosa non ha funzionato.

Irregolare e senza fissa dimora: perché era ancora qui

Qui la domanda si allarga. Un cittadino algerino, irregolare, senza documenti e senza dimora, già intercettato dalle forze dell’ordine per un reato: che cosa ci faceva ancora, libero, nel cuore di Milano?

La misura giusta per chi non ha alcun titolo a restare non è un divieto di dimora che si volatilizza in un pomeriggio. È il trattenimento e il rimpatrio. È l’allontanamento effettivo dalla Nazione, non lo spostamento simbolico da un Comune all’altro. Ogni volta che questo passaggio salta, il conto non lo paga il sistema che lo ha lasciato saltare: lo paga chi si trova sulla banchina sbagliata nel momento sbagliato.

La domanda che la politica non vuole farsi

Le reazioni sono arrivate puntuali: solidarietà alla ragazza, richiesta di espulsione immediata, l’indignazione di rito. Ma l’indignazione dura un ciclo di notizie, mentre il meccanismo che ha rimesso in strada l’aggressore del Duomo resta identico a se stesso.

Milano è da anni la prima città italiana per reati denunciati, e ogni episodio come questo riporta la stessa domanda sotto il tappeto: a che cosa serve arrestare, se poche ore dopo si è di nuovo liberi di colpire? Finché la risposta a un irregolare pericoloso sarà un foglio che gli chiede gentilmente di cambiare Comune, e non un rimpatrio effettivo, la prossima cicatrice è solo questione di tempo.

Fonti

Sky TG24 — Chi è Mohammed Saidi
Il Giorno — La ricostruzione dell’aggressione al Duomo
Il Giornale — Il racconto della vittima
Ottopagine — Scarcerazione e reazioni politiche
Open — Il fermo della notte precedente

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Federico Galli
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