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Europa

L’accusa che si è ritorta contro la sinistra: Weidel vince e l’AfD sfonda nei sondaggi

Hans Keller

A metà maggio la leader della Linke aveva accusato Alice Weidel di non vivere e non pagare le tasse in Germania. L'affermazione era falsa ed è stata ritrattata. Sullo sfondo, i numeri dell'AfD continuano a salire: 42 per cento in Sassonia, primato a livello federale.

Riassunto dell'articolo

A metà maggio 2026 la leader federale della Linke ha affermato in televisione che Alice Weidel non vivrebbe né pagherebbe le tasse in Germania; l'affermazione, falsa, è stata ritrattata dopo una diffida legale della copresidente dell'AfD. Parallelamente i sondaggi danno l'AfD prima forza: 42 per cento in Sassonia (rilevazione INSA), circa 41 per cento in Sassonia-Anhalt dove si vota a settembre, e oltre il 29 per cento a livello federale, davanti alla CDU di Friedrich Merz. Sul fronte istituzionale torna in primo piano l'ipotesi di un procedimento di messa al bando, rilanciata dall'ex vicecancelliere Franz Müntefering, mentre resta in vigore lo stop del tribunale amministrativo di Colonia alla classificazione del partito da parte dei servizi interni. La tesi dell'articolo è che la pressione giudiziaria e mediatica, anziché ridurre il consenso dell'AfD, ne consolidi il radicamento, soprattutto a Est.

Punti chiave
  • Junge Freiheit — La diffida vinta da Weidel contro la leader della…
  • t-online — Sondaggio INSA in Sassonia: AfD al 42%, CDU al 21%
  • Infratest dimap — LänderTREND Sassonia-Anhalt, maggio 2026
  • news.de — AfD oltre il 29% nel sondaggio INSA a livello federale

I sondaggi raccontano una Germania che pochi, in Italia, immaginano: l’Alternative für Deutschland di Alice Weidel è la prima forza della Nazione, davanti ai cristiano-democratici del cancelliere Friedrich Merz. E mentre i numeri salgono, la pressione su Weidel si fa più dura — fino al caso che in questi giorni si è ritorto contro chi lo aveva sollevato.

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La sinistra accusa, poi è costretta a ritrattare

A metà maggio, in diretta televisiva su Welt TV, la leader federale della Linke aveva sostenuto che Weidel non vivrebbe in Germania e non vi pagherebbe le tasse. L’affermazione è infondata: la copresidente dell’AfD trascorre parte del tempo in Svizzera con la famiglia, ma ha la residenza principale in Germania e qui versa le imposte, circostanza nota da tempo. Gli avvocati di Weidel hanno inviato una diffida, il contributo televisivo è stato rimosso e la dirigente della sinistra rischia ora di doverne sostenere i costi legali. «Quando si diffondono menzogne smaccate, non le si può lasciar passare senza reagire», ha dichiarato il portavoce della leader.
L’episodio, di per sé minore, è rivelatore di un metodo. L’attacco non ha colpito un programma o una proposta, ma la persona: la residenza, il fisco, la presunta estraneità alla Nazione. Una delegittimazione personale che, anziché indebolire l’avversario, ha finito per offrirgli una vittoria pulita.

I sondaggi: record in Sassonia, vantaggio a Est, primato federale

Sul piano dei numeri la sequenza è netta. In Sassonia una rilevazione INSA della seconda metà di maggio assegna all’AfD il 42 per cento, il doppio della CDU ferma al 21: il valore più alto mai misurato per il partito nel Land. In Sassonia-Anhalt, dove si vota a settembre, l’AfD viaggia intorno al 41 per cento, oltre quindici punti sopra i cristiano-democratici. A livello federale, il partito ha superato per la prima volta la soglia del 29 per cento, con un margine di circa sette punti sull’Unione.
Weidel, intanto, non resta sulla difensiva. Ha rilanciato sul terreno economico, imputando al governo Merz la perdita di oltre 341 mila posti di lavoro industriali dal 2019 e parlando di un fallimento strutturale, non di una crisi passeggera. È la stessa linea con cui, da mesi, erode il consenso di centrodestra tradizionale: presidiare i temi del lavoro e della deindustrializzazione mentre l’esecutivo arranca.

Il fronte sulla messa al bando e l’effetto contrario

Mentre il consenso cresce, torna a muoversi il fronte di chi chiede di mettere fuori legge il partito. L’ex vicecancelliere socialdemocratico Franz Müntefering si è schierato a favore di un procedimento di interdizione, aggiungendosi a un coro che da mesi insiste sulla stessa via. Il percorso, però, resta stretto: l’unico organo competente a pronunciarsi è la Corte costituzionale federale, e a presentare l’istanza possono essere soltanto il Bundestag, il Bundesrat o il governo federale. Sullo sfondo pesa una decisione di febbraio, con cui il tribunale amministrativo di Colonia ha vietato in via provvisoria ai servizi interni la classificazione dell’AfD come caso accertato di estremismo — formula oggi al centro del contenzioso.
Qui sta il nodo politico. Ogni offensiva — giudiziaria, mediatica, l’evocazione del bando — sembra produrre l’effetto opposto a quello cercato: invece di erodere il consenso, lo consolida, soprattutto nei Länder orientali, dove il radicamento è più profondo. È una dinamica che la stessa Weidel cavalca, quando ripete che attorno all’AfD non si potrà più governare.
A pochi mesi dal voto in Sassonia-Anhalt, il quadro è quello di una forza che assorbe gli attacchi e ne esce rafforzata nei numeri. Non è una parabola lineare né priva di contraddizioni — restano le fratture interne sulla politica estera e l’assenza di esperienza di governo — ma la sequenza degli ultimi giorni dice una cosa precisa: la strategia della delegittimazione, da sola, non sta funzionando. E in una democrazia sono le urne, non i tribunali, a misurare il peso reale di un partito.

Fonti

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Hans Keller
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