Il 13 agosto Björn Höcke, capogruppo dell’AfD in Turingia, ha pubblicato su X una proposta che nessun dirigente del partito aveva mai formulato in questi termini: ha offerto a Sahra Wagenknecht, fondatrice della sinistra sovranista del BSW, la carica di ministra presidente del Land. «Le tendo la mano. Diventi lei ministra presidente del libero Land», ha scritto, annunciando «un nuovo capitolo nella storia dei partiti della Repubblica federale tedesca».
Wagenknecht ha risposto il giorno dopo, in un’intervista a Bild e Süddeutsche Zeitung, respingendo l’offerta: «La sua proposta non è né onesta né seria». Ma nella stessa intervista ha aggiunto la frase che conta davvero: il BSW resta «pronto a discutere di un presidente indipendente e delle priorità politiche sia in Sassonia-Anhalt sia in Turingia».
Chi si ferma al rifiuto non ha capito la notizia. La notizia è che la trattativa esiste, è pubblica, e riguarda due Länder contemporaneamente.
La proposta di Höcke e la risposta di Wagenknecht
La mossa di Höcke ha un contesto immediato. In Turingia il ministro presidente Mario Voigt, esponente della CDU, è al centro di uno scandalo accademico: l’Università Tecnica di Chemnitz gli ha revocato il titolo di dottorato per plagio e ha appena respinto il suo ricorso. L’AfD prepara una mozione di sfiducia costruttiva contro di lui.
Ma ridurre l’offerta a Wagenknecht a una manovra parlamentare sarebbe un errore di prospettiva. Höcke non ha proposto un appoggio esterno o uno scambio di voti: ha offerto la guida del governo regionale alla dirigente di un partito nato a sinistra. È un gesto che rovescia la grammatica della politica tedesca, nella quale ogni forza definisce sé stessa attraverso ciò che esclude.
E Wagenknecht, pur rifiutando, non ha chiuso. Ha spostato la discussione sul terreno che le interessa: un presidente indipendente, priorità condivise, maggioranze costruite sui contenuti. È esattamente il modello che il suo partito aveva già messo sul tavolo due giorni prima.
Sassonia-Anhalt, il laboratorio del 6 settembre
Il 12 agosto, sempre alla Bild, Wagenknecht aveva dichiarato che l’obiettivo del BSW in Sassonia-Anhalt è rimuovere l’attuale presidente regionale della CDU e sostituirlo con una figura non di partito, sostenuta da maggioranze variabili: «anche con l’AfD», perché un partito «attorno al 40 per cento non si può ignorare completamente».
I numeri spiegano il peso di queste parole. In Sassonia-Anhalt si vota il 6 settembre e i sondaggi assegnano all’AfD il 42 per cento, a un passo dalla maggioranza assoluta in un parlamento regionale: uno scenario che questo giornale aveva già indicato analizzando l’appello di Merz agli elettori dell’AfD e il capolinea del cordone sanitario. Il BSW è accreditato attorno al 5 per cento, la soglia di ingresso al Landtag di Magdeburgo: pochi seggi, ma potenzialmente decisivi.
Il candidato di punta del BSW nel Land, Thomas Schulze, lo ha detto senza giri di parole: solo l’ingresso del suo partito in parlamento può impedire un nuovo mandato alla CDU. Il candidato dell’AfD, Ulrich Siegmund, ha replicato chiedendo un «governo stabile» e non maggioranze variabili. La distanza tra le due posizioni è reale, ma è una distanza tra alleati potenziali che negoziano, non tra nemici che si scomunicano.
Dove convergono l’AfD e la sinistra di Wagenknecht
La convergenza tra i due partiti non nasce ad agosto e non nasce dal calcolo. Sulla guerra in Ucraina chiedono entrambi lo stop all’invio di armi e la fine delle sanzioni alla Russia. Sull’immigrazione, il BSW vuole più rimpatri e frontiere controllate: una posizione che la sinistra tradizionale tedesca considera un tabù e che Wagenknecht rivendica come difesa dei lavoratori tedeschi. Sulla politica sociale, entrambi contestano l’austerità e il riarmo finanziato tagliando il welfare.
Sono i temi sui quali la Grande Coalizione di Berlino è più esposta, come dimostra la crisi di consensi che ha portato l’AfD al primo posto in tutti i sondaggi federali. Un quadro che avevamo ricostruito esaminando il programma e la classe dirigente dell’AfD oltre la figura di Weidel.
La stampa tedesca chiama Wagenknecht «rosso-bruna» per liquidare la questione con un’etichetta. Ma l’etichetta non spiega perché milioni di elettori dell’ex DDR passino con naturalezza dalla Linke al BSW all’AfD. Per capirlo bisogna cambiare livello di analisi.
Oltre destra e sinistra: il partito per la Patria
La dicotomia tra destra e sinistra non è un dato di natura. È il prodotto di un’epoca precisa: quella dell’ordine borghese uscito dalla rivoluzione industriale, che ha organizzato il conflitto politico attorno alla frattura tra capitale e lavoro, affidando però a entrambi gli schieramenti la gestione dello stesso quadro — il mercato, il parlamentarismo dei notabili, la separazione tra chi decide e chi subisce le decisioni.
Dentro quel quadro, destra e sinistra sono state a lungo due amministrazioni alternative del medesimo pensiero. Lo si vede oggi con chiarezza in Germania: CDU e SPD governano insieme, condividono la politica estera, la politica economica e la difesa dell’esistente, e si distinguono ormai soltanto per il pubblico al quale si rivolgono.
Ciò che l’apertura tra AfD e BSW lascia intravedere è un’idea diversa: il partito per la Patria. Non una fazione che rappresenta un pezzo di società contro un altro pezzo, ma una forza che tiene insieme sensibilità diverse — il lavoro dipendente e la piccola impresa, i territori e le famiglie, la protezione sociale e l’identità — in sinergia per il bene dell’intera comunità nazionale. In questa visione la politica smette di essere l’arte di palazzo delle coalizioni proibite e dei cordoni sanitari, e torna a essere politica di popolo: si parte dai problemi reali della Nazione e si costruiscono le maggioranze sui contenuti, non sulle appartenenze.
Non si tratta di strategia elettorale. È una visione politica precisa, e spiega perché il gesto di Höcke non deve stupire: un partito che si concepisce come rappresentanza della comunità nazionale cerca interlocutori ovunque la comunità nazionale sia rappresentata, anche a sinistra. Il modello delle «maggioranze mobili» evocato dal BSW, letto in questa chiave, non è un espediente: è il primo abbozzo istituzionale di una politica che mette la Nazione prima dello schieramento.
Il cordone sanitario aggirato, non abbattuto
Il Brandmauer, il muro che i partiti tradizionali hanno eretto attorno all’AfD, non sta cadendo sotto i colpi dell’AfD. Sta venendo aggirato da sinistra, dall’unica forza che ha ammesso pubblicamente ciò che tutti sanno: un partito al 40 per cento non si può fingere che non esista.
È l’ennesima conferma di una dinamica che seguiamo da mesi: ogni strumento di contenimento ha rafforzato il partito che doveva contenere. È accaduto con l’avanzata nei Länder occidentali che ha smontato la favola del fenomeno orientale, e sta accadendo con il dibattito sulla messa al bando del primo partito tedesco, che in Turingia è appena entrato nella fase operativa con una commissione regionale.
Il calendario adesso è fissato. Il 6 settembre la Sassonia-Anhalt dirà se l’AfD può sfiorare da sola la maggioranza assoluta e se il BSW entrerà in parlamento con i numeri per contare. Due settimane dopo si vota a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Comunque finisca, la settimana di Ferragosto del 2026 sarà ricordata come il momento in cui, in Germania, qualcuno ha smesso di chiedersi come isolare il primo partito della Nazione e ha cominciato a chiedersi come governarci insieme.
Fonti
- Il Giornale — Avance di Afd alla sinistra sovranista. Che rifiuta il rossonero (14 agosto 2026)
- Il Fatto Quotidiano — Wagenknecht apre all’alleanza con AfD (12 agosto 2026)
- Neue Zürcher Zeitung — BSW stellt AfD Bedingungen für Zusammenarbeit (10 agosto 2026)
- Europa Today — In Sassonia-Anhalt l’AfD ha 20 punti di vantaggio (10 agosto 2026)

