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Europa

AfD al 43,8%, Merz risponde con bando e commissariamento: la Germania contro i suoi elettori

Antonio Antipari

Il cancelliere minaccia il Bundeszwang, Wüst chiede il divieto, la CDU crolla al 17,2%. Berlino ha scelto: pur di non ascoltare quattro elettori su dieci è disposta a sospendere la democrazia.

Riassunto dell'articolo

Dopo il 43,8% di AfD in Sassonia-Anhalt e il crollo della CDU al 17,2%, la politica tedesca discute la messa al bando del partito: Hendrik Wüst chiede un procedimento di divieto e Friedrich Merz minaccia per la prima volta il Bundeszwang, il commissariamento federale del Land. L'articolo sostiene che questa reazione rappresenti una fuga dalla realtà elettorale: invece di prendere atto della fine della Brandmauer e aprire una collaborazione con il partito votato da quattro elettori su dieci, il cancelliere si piega ai vincoli di Bruxelles e dei poteri progressisti, tradendo la promessa di dimezzare AfD e dimezzando invece il proprio partito. Con il BSW e un deputato CDU pronti ad astenersi al terzo scrutinio, Ulrich Siegmund può diventare ministro-presidente per via regolare.

Quando quasi la metà degli elettori di un Land vota lo stesso partito, esistono due possibili risposte. La prima è prenderne atto e governare con chi ha vinto. La seconda è dichiarare che quegli elettori hanno sbagliato e che il loro voto va neutralizzato. La Germania di Friedrich Merz, di fronte al 43,8% di AfD in Sassonia-Anhalt, ha scelto la seconda. E oggi la politica cosiddetta democratica tedesca discute apertamente di AfD messa al bando, mentre il cancelliere agita per la prima volta nella storia della Repubblica federale lo strumento del Bundeszwang, il commissariamento di un Land da parte del governo centrale. Non è la difesa della democrazia. È la sua sospensione, dichiarata a voce alta e con la coscienza pulita.

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Cosa succede in Sassonia-Anhalt: i numeri che Berlino non vuole leggere

I risultati delle elezioni in Sassonia-Anhalt 2026 sono senza precedenti. AfD, guidata da Ulrich Siegmund, ha più che raddoppiato i voti rispetto al 2021 e ha ottenuto il miglior risultato mai registrato da un partito nel Land dalla riunificazione. La CDU del ministro-presidente uscente Sven Schulze è crollata dal 37,1% al 17,2%, il peggior dato della sua storia regionale. SPD, Verdi e Linke restano tutti sotto il 10%. La FDP è fuori dal parlamento.

Su 83 seggi, AfD ne ha 39. Gliene mancano tre per la maggioranza assoluta. La CDU ne ha 15. Tutti gli altri partiti insieme, sommando SPD, Verdi, Linke e BSW, arrivano a 29.

Chiunque abbia rispetto per l’aritmetica capisce che cosa significa: in Sassonia-Anhalt non esiste un governo possibile senza AfD, a meno di non coalizzare tutto il resto dello spettro politico contro il primo partito. Ed è esattamente quello che Berlino sta cercando di fare. Non con un programma, ma con i tribunali, i servizi interni e la Costituzione usata come manganello.

AfD messa al bando: la trincea finale di chi ha perso il consenso

La parola d’ordine è arrivata nel giro di quarantotto ore. Hendrik Wüst, ministro-presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia e uomo forte della CDU dell’Ovest, è stato il primo capo di governo regionale a chiedere formalmente l’avvio di un procedimento di divieto contro AfD, con la creazione di un gruppo di lavoro tra Bund e Länder. La motivazione dichiarata è che un governo AfD a Magdeburgo controllerebbe le nomine di polizia e magistratura, e che quindi bisogna impedirlo prima che accada.

Si legga bene la sequenza logica: il partito ha vinto le elezioni, quindi governerebbe, quindi va vietato prima che governi. Non perché abbia violato la legge. Perché potrebbe esercitare il potere che gli elettori gli hanno affidato.

Attorno a Wüst si è mossa la solita macchina: le petizioni delle piattaforme progressiste che raccolgono firme per il divieto, gli storici che spiegano cosa insegna il 1933, i 124 deputati del Bundestag che già nel 2025 avevano firmato l’iniziativa di Marco Wanderwitz. Tutti concordi su un punto che nessuno ha il coraggio di dire ad alta voce: dal momento che non riusciamo più a battere AfD nelle urne, dobbiamo toglierla dalla scheda.

Bundeszwang: cosa significa la minaccia di Merz

Merz ha fatto di peggio, perché lo ha fatto da cancelliere. Dopo le consultazioni a Berlino ha dichiarato che la Legge fondamentale vale anche per la Sassonia-Anhalt, ha richiamato l’obbligo di lealtà federale e ha annunciato che, se a Magdeburgo verranno superati dei limiti, il governo federale farà tutto il possibile per correggere la situazione. Ha citato esplicitamente i temi dell’immigrazione e della politica sugli stranieri.

Il Bundeszwang, previsto dall’articolo 37 della Legge fondamentale, è la coercizione federale: il potere del governo centrale di costringere un Land, con l’approvazione del Bundesrat, ad adempiere ai propri obblighi. Non è mai stato usato in settantasette anni di Repubblica federale. Merz lo evoca prima ancora che un governo AfD esista, prima che abbia firmato un solo atto amministrativo.

Tradotto: il cancelliere avverte una Regione della propria Nazione che, se voterà nel modo sbagliato e se il governo che ne uscirà farà una politica migratoria sgradita a Berlino, sarà commissariata. È il linguaggio che un tempo si usava con le colonie. Oggi lo si usa con la Sassonia-Anhalt.

Perché Merz non governa con AfD: la promessa tradita

Friedrich Merz era arrivato alla guida della CDU con una promessa precisa: dimezzare AfD. Aveva definito la Sassonia-Anhalt una “Schicksalswahl”, un’elezione del destino. Il destino ha parlato. In un anno di cancellierato, Merz ha dimezzato la CDU e raddoppiato AfD, che nei sondaggi nazionali è primo partito da mesi.

La ragione è nota a chiunque non voglia mentire a se stesso, e questo giornale l’ha scritta più volte, da quando AfD ha sfondato anche nei Länder dell’Ovest fino alla conferenza stampa estiva in cui Merz chiedeva i voti di AfD escludendone il partito. Merz ha copiato il vocabolario di AfD sull’immigrazione, sulla sicurezza, sul decoro urbano, e poi ha governato con la SPD facendo la politica della SPD. Gli elettori non premiano la copia. Premiano l’originale. E puniscono chi li ha ingannati.

A questo punto un cancelliere con un minimo di coraggio politico avrebbe una via d’uscita semplice: prendere atto che il cordone sanitario, la Brandmauer, è morto in Sassonia-Anhalt sotto il peso di quattro elettori su dieci, e aprire una collaborazione con il partito che rappresenta il proprio stesso elettorato naturale. È quello che i suoi cittadini gli chiedono da anni. È quello che le associazioni delle imprese familiari hanno già fatto, revocando il divieto di rapporti con AfD.

Merz invece ha fatto l’opposto. Nella stessa settimana in cui il suo partito veniva cancellato, ha lasciato che il primo ministro-presidente della CDU chiedesse il divieto di AfD e ha minacciato personalmente il commissariamento del Land. Questa non è una linea politica. È una fuga.

I diktat di Bruxelles e il coraggio che manca

Perché un cancelliere conservatore preferisce vietare un partito conservatore piuttosto che governarci insieme? Perché il prezzo da pagare non lo decide a Berlino. Lo decidono a Bruxelles, a Parigi, nelle redazioni e nelle fondazioni che da dieci anni hanno costruito la narrazione di AfD come mostro innominabile.

Nel Parlamento europeo AfD è stata espulsa persino dal gruppo dei Patrioti, isolata in un raggruppamento a parte, trattata come un contagio da contenere. Le stesse cancellerie che accettano governi con la destra a Roma, che trattano con Budapest, che si preparano a trattare con Parigi, hanno stabilito che in Germania la destra non può governare, mai, a nessun livello. Non per quello che fa. Per quello che è. E Merz, che dipende da Bruxelles per il debito, per il riarmo, per la legittimazione internazionale di un governo minoritario nella sua stessa base elettorale, ha obbedito.

Questa è la sudditanza. Non è una scelta ideologica: Merz condivide con AfD molte più posizioni di quante ne condivida con la SPD con cui governa. È una scelta di sopravvivenza personale, pagata con il consenso degli altri. Il cancelliere sacrifica la Sassonia-Anhalt, la CDU dell’Est e il rapporto di fiducia tra Stato e cittadini pur di non essere lui il primo a rompere il tabù. Preferisce essere il cancelliere che ha vietato un partito al 28% nazionale piuttosto che il cancelliere che ha riconosciuto la realtà.

Cosa succede adesso in Sassonia-Anhalt

L’aritmetica parlamentare, intanto, corre più veloce dei tribunali. La Costituzione del Land prevede che nei primi due scrutini il ministro-presidente sia eletto con la maggioranza assoluta di 42 voti. Al terzo scrutinio basta la maggioranza relativa. AfD ha 39 voti. I cinque deputati del BSW hanno annunciato che al terzo scrutinio si asterranno. Un deputato della CDU, Tobias Krull, ha dichiarato che si asterrà anche lui. A quel punto Siegmund avrebbe più voti di chiunque altro e sarebbe eletto.

Questo è lo scenario che terrorizza Berlino: non un colpo di mano, ma un’elezione regolare, secondo le regole scritte dalla stessa CDU quando era al 37%. E contro questa elezione regolare la risposta è il divieto e il commissariamento.

La stessa CDU di Sassonia-Anhalt sembra averlo capito prima di Berlino. La sera del voto Sven Schulze, sconfitto, si è congratulato con il vincitore e ha parlato di rispettare la decisione degli elettori. Sono parole che a Magdeburgo suonano come l’orazione funebre della Brandmauer. A Berlino nessuno le ha ascoltate.

La democrazia non si difende abolendo il voto

Tutto il dibattito tedesco di questi giorni ruota attorno a un’idea che va chiamata con il suo nome: che la democrazia consista nel risultato giusto, e non nel metodo. Se il popolo vota bene, la democrazia funziona. Se vota male, la democrazia va protetta dal popolo. È l’idea che ha animato tutte le “democrazie guidate” del Novecento, e non è mai finita bene.

La Germania ha strumenti straordinari per difendersi da chi viola la sua Costituzione: la magistratura, la stampa libera, l’alternanza. Nessuno di questi strumenti prevede che si cancelli il partito di quasi metà di un Land perché potrebbe nominare un capo della polizia sgradito. Se AfD governerà male in Sassonia-Anhalt, gli elettori la manderanno a casa tra cinque anni. Se governerà bene, il problema di Merz non sarà AfD. Sarà lui.

Un cancelliere che minaccia il commissariamento di una Regione della propria Nazione perché ha votato nel modo sbagliato non sta difendendo la Legge fondamentale. Sta confessando di non avere più argomenti. E un partito che chiede di vietare l’avversario che lo ha appena umiliato nelle urne non sta proteggendo la democrazia. Sta chiedendo di essere protetto dalla democrazia.

La messa al bando di AfD, se mai arriverà a Karlsruhe, richiederà anni. Nel frattempo la Sassonia-Anhalt avrà un governo, la CDU dell’Est continuerà a svuotarsi e ogni firma raccolta contro AfD si trasformerà in un voto per AfD. Merz lo sa. Ha scelto comunque Bruxelles e i poteri progressisti contro i suoi cittadini. La storia, in Germania, ha una memoria lunga per i cancellieri che hanno avuto paura del proprio popolo.

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