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Italia

AfD sbaglia strada in Alto Adige: Hohm a braccetto con i secessionisti, la via è Roma

Carlotta De Marchi

Il capo dei giovani di Alternative für Deutschland ospite del raduno della Süd-Tiroler Freiheit a Termeno. Un partito che ha appena vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt non può farsi usare da una lista di paese che vuole staccare un pezzo d'Italia.

Riassunto dell'articolo

Il 12 settembre 2026 Jean-Pascal Hohm, leader dei giovani AfD, ha partecipato a Termeno al raduno della Süd-Tiroler Freiheit, partito secessionista altoatesino, dove è risuonato lo slogan "il Sudtirolo non è Italia". L'articolo sostiene che l'AfD, forte del 43,8% in Sassonia-Anhalt, sbaglia a farsi usare da una formazione locale e marginale, e che il suo interlocutore naturale in Italia è la destra di governo, già presente nella giunta provinciale di Bolzano insieme alla SVP.

Sabato 12 settembre a Termeno, in Alto Adige, Jean-Pascal Hohm ha parlato al raduno giovanile della Süd-Tiroler Freiheit. Hohm è il presidente di Generation Deutschland, l’organizzazione giovanile dell’AfD. In sala è risuonato lo slogan di casa: “il Sudtirolo non è Italia”. La presenza dell’AfD in Alto Adige non è una notizia locale. È un errore di direzione che merita di essere detto con chiarezza, da destra.

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Chi è Hohm e perché era a Termeno

Jean-Pascal Hohm ha 29 anni, è consigliere regionale del Brandeburgo e dal novembre 2025 guida Generation Deutschland, nata dopo lo scioglimento della Junge Alternative. È considerato l’esponente più radicale della nuova generazione del partito. Vicino agli ambienti identitari, sostenitore convinto della remigrazione, è finito più volte nel mirino dei servizi tedeschi.

A invitarlo è stata Melanie Mair, portavoce dei giovani della Süd-Tiroler Freiheit, che con lui coltiva rapporti da anni. Non è la prima volta: Hohm era già comparso a un’assemblea del partito nell’autunno 2024. Sul palco di Termeno ha indicato l’Alto Adige come esempio di “un popolo che lotta per la propria identità e la propria autodeterminazione”.

La Süd-Tiroler Freiheit: una lista di paese con un’idea sola

Qui sta il punto. La Süd-Tiroler Freiheit è il partito fondato da Eva Klotz, oggi guidato in consiglio provinciale da Sven Knoll. Alle provinciali del 2023 ha preso il 10,9%: quattro consiglieri su trentacinque. Non è un movimento nazionale. Non è un partito di governo. È una formazione secessionista che vive di un unico slogan, ripetuto da vent’anni: staccare l’Alto Adige dall’Italia e riportarlo sotto Vienna.

Il suo orizzonte finisce al Brennero. La sua base sono i masi, le bande musicali, gli Schützen. Un mondo rispettabile, ma piccolo, chiuso, provinciale nel senso letterale della parola. Un mondo che non ha nulla da dire sull’Europa, sull’immigrazione di massa, sulla guerra, sull’energia: i temi su cui l’AfD ha costruito il proprio consenso e ha appena strappato la Sassonia-Anhalt alla CDU.

Per Klotz e Knoll, Hohm è un trofeo. Un tedesco vero, eletto, che viene a benedire la loro battaglia. Per l’AfD, la Süd-Tiroler Freiheit è una zavorra. Si presta a un uso strumentale in cambio di niente.

Il cortocircuito con CasaPound

La settimana ha prodotto anche una scena grottesca. Andrea Bonazza e Maurizio Puglisi Ghizzi, esponenti di CasaPound a Bolzano, hanno salutato Hohm come “un caro amico” e invitato i simpatizzanti a partecipare al raduno. La Süd-Tiroler Freiheit ha risposto con una nota: i “neofascisti” di CasaPound non entreranno mai a un evento del partito. Hohm stesso, intervistato da UnserTirol24, ha preso le distanze.

Il risultato è che il leader dei giovani AfD si è ritrovato in mezzo a un litigio tra una lista secessionista tirolese e un gruppo extraparlamentare italiano, con il governatore Arno Kompatscher che evoca “l’epoca di Hitler e Mussolini”. Un pomeriggio in un paese di tremila abitanti si è trasformato in una cartolina che la stampa italiana userà per anni. Tutto questo per parlare a poche decine di ragazzi in una sala comunale.

Chi governa davvero a Bolzano

C’è un dettaglio che a Termeno nessuno ha voluto ricordare. L’Alto Adige è governato da una giunta in cui la SVP di Kompatscher siede insieme a Fratelli d’Italia. La destra italiana non è un’ipotesi in provincia di Bolzano: è al governo. Ed è al governo della Nazione da quattro anni, con la stabilità che manca a Berlino e a Parigi.

Se l’AfD vuole capire come una destra passa dall’opposizione al potere senza spaccarsi, senza farsi mettere fuori legge, senza cedere sui temi, l’esempio non sta nei masi di Klotz. Sta a Roma. Sta in un partito che è partito dal 4% ed è arrivato a Palazzo Chigi tenendo insieme Nazione, identità e capacità di governo.

La via grande: Roma, non Termeno

Alternative für Deutschland è il primo partito della Germania orientale e, in molti sondaggi, il primo della Germania intera. Ha appena sfiorato la maggioranza assoluta in Sassonia-Anhalt con Ulrich Siegmund, il 43,8% dei voti, e tratta da posizione di forza la formazione del primo governo AfD nella storia della Repubblica Federale. Un partito con queste dimensioni ha una responsabilità: scegliere gli interlocutori giusti.

L’interlocutore giusto in Italia è la destra che governa. Quella che condivide con l’AfD la battaglia sui confini, sul freno all’immigrazione, sulla difesa delle identità europee contro Bruxelles. Quella che può aprire porte a Strasburgo e nei rapporti bilaterali. Non certo una formazione che ha come obiettivo dichiarato la mutilazione del territorio della Nazione con cui l’AfD dovrebbe allearsi.

Ogni volta che un dirigente AfD sale su un palco con la scritta “il Sudtirolo non è Italia”, regala alla sinistra italiana e tedesca un argomento gratis e chiude una porta a Roma. È un cattivo affare, prima ancora che un errore politico.

Un invito, non un’accusa

Questo giornale guarda con interesse all’ascesa dell’AfD. Proprio per questo dice le cose come stanno. Il partito ha davanti due strade. Una porta nelle sagre secessioniste dell’Alto Adige, tra bandiere tirolesi e polemiche con CasaPound, e non porta da nessuna parte. L’altra porta a Roma, verso un rapporto stretto con la destra italiana di governo, e porta al centro dell’Europa che conta.

La scelta di Termeno è stata la prima. Sarebbe un peccato se diventasse un’abitudine. L’AfD è cresciuta abbastanza da non avere bisogno di partitini di paese per sentirsi grande.

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Carlotta De Marchi
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